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Miei cari amici, emergo da una giornata molto strana, a suo modo assai triste: oggi ho assistito alla mia ultima lezione: l’ultima ora dell’ultimo corso dell’ultimo trimestre dell’ultimo grado della formazione accademica. Quando la lavagna stata cancellata e la porta si chiusa alle mie spalle, non ero gi pi uno studente e di certo non ancora un ricercatore.

Non che questo voglia dire che con oggi smetter di studiare, anzi: tutto il contrario. Dovr lavorare molto di pi e molto pi approfonditamente se vorr provare a fare davvero scienza e non soltanto “chiacchiere in libert con contorno di equazioni”: il meccanismo del progresso si basa appunto sulla formazione permanente. Ci saranno scuole estive, convegni, corsi supplementari mutuati da altri settori (gi pregusto tutto il sapere a cui potr avere accesso nei prossimi due anni qui alla SISSA. ) e mille occasioni di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e di bello.

Allo stesso tempo, prendere coscienza di non essere pi , e di colpo, ci che sono stato ininterrottamente con piacere e soddisfazione per ventiquattro dei miei ventinove anni stato molto strano; come la fine di un lungo “matrimonio” prossimo alle nozze d’argento: un evento inevitabile ma allo stesso tempo cos malinconico.

Il clima non ha reso questo giorno pi leggero o facile da digerire: la lezione si svolta durante una mattinata splendida dai colori nitidissimi e dagli alti contrasti tra volta celeste, bosco e mare, con un cielo cos azzurro da far male punteggiato da un’assemblea di nuvole corpose e dense, possenti e severe. Poco dopo l’orario del pranzo, un vento gelido ha iniziato a far addensare le nubi e ha proiettato il pomeriggio in un ritorno dell’autunno che ha reso l’atmosfera ancora pi languida.

La lezione stata molto piacevole, interessante, dinamica: una di quelle che ti fa venire voglia di dire Ancora. Datemene ancora! . Invece nulla, finita. Come risvegliarsi da un lungo sogno senza davvero volerlo.

Ho sempre amato lo studio: l’ho amato perch mi piaceva intrinsecamente apprendere, capire, ricordare e applicare, ma anche perch stato senza ombra di dubbio il campo della mia vita che mi ha regalato ad oggi il maggior numero di soddisfazioni e alcuni dei momenti pi belli di cui serbi il ricordo.

Non saprei dire se a legarmi allo studio teoretico sia stata la sua bellezza in s (che riscopro e apprezzo ogni giorno) o siano stati i sorrisi dei miei genitori quando mostravo loro di saper ricordare bene una lezione, le facce soddisfatte dei professori, le belle pagelle, il po’ di “successo” che mi ha dato conoscere la matematica e saper tradurre dal latino: in un gioco cos sottile di “premi/punizioni” e in una fase cos precoce della vita non semplice separare ci che ci piace da ci che ci gratifica (la cosa diventa impossibile quando le gratificazioni proseguono mentre sull’altro versante si moltiplicano i piccoli fallimenti in ogni altro campo).

Ci che so che da quando ho memoria ho sempre studiato, e studiato entro i canoni della scuola, dunque sono stato uno studente e tale ero fino a stamattina sono le nostre azioni a definire ci che siamo, non altro.

Adesso la situazione cambia, e di colpo.

Gi domani mi sveglier diverso, con obiettivi da perseguire e progetti da portare avanti e un mare di cose da fare (compresi gli ultimi esami,
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che da soli consumeranno ancora dei mesi), ma oggi mi sento un po’ perso e spaesato, con una carta d’identit che mi qualifica ancora come studente mentre invece mi accingo a vivere nuove avventure.

Mi consolo pensando alle molte altre cose che ancora non cambiano (o che non cambieranno mai): sono un figlio per i miei genitori, un fidanzato per una certa Dama incantevole, un amico sincero per alcune persone speciali e, a va sans dire, un ModSenior in questo nobile Castello.

Condivido con voi un po’ del torrente di emozioni di oggi, chiedendo venia per lo sproloquio.

Per farmi perdonare offro un giro a chi vorr unirsi a me.

Brindo alla salute dei miei docenti: dalla maestra d’asilo all’ultimo insegnante in ordine di tempo qui alla SISSA; brindo ai grandi maestri e ai formatori pi modesti, a chi mi ha plasmato fino alla radice e a chi non ha lasciato che un segno marginale, a chi mi ha criticato e a chi mi ha concesso l’onore della sua stima.

A tutti, uno per uno, dico grazie: se oggi sono qui anche e soprattutto merito loro.

Originariamente Scritto da Anika

bello sapere che esistono persone mie coetanee che amano studiare ed imparare, ma sopratutto che sanno riconoscere il bello della vita, ovvero la famiglia, l’amore e gli amici.

Soprattutto bello sapere che esistono ancora persone dai sani principi, che ritengono che per conquistarsi una posizione sia necessario impegnarsi con un p di sano sgobbo e non richiedere la raccomandazione dal politicante di turno, che credono nella famiglia vera e non in quella del grande fratello o amici.

Complimenti a Leonov, ma anche a molti/e altri/e ragazzi/e splendidi/e che affollano il nostro forum, te compresa, Anika, che, come sai, fai veramente qualcosa di eccezionale. Forum Il Forum uno strumento di comunicazione dove l’utente pu inserire i propri post. Quando in un forum si apre una nuova discussione si crea un topic che potr essere seguito da molti reply.

Grazie per il bellissimo risveglio e per la squisita, coloratissima colazione (anche se, visto l’orario, la faccio sconfinare direttamente nel pranzo e pace).

Alla comunit che si raccoglie intorno a questo Forum e a coloro che ogni anno ne emergono, entrando nella banda e che a volte abbiamo perfino il piacere e l’onore di conoscere di persona, come accaduto al Symposium romano o al Convegno.

Ci si legge pi avanti, torno a pulire casa. Forum Il Forum uno strumento di comunicazione dove l’utente pu inserire i propri post. Quando in un forum si apre una nuova discussione si crea un topic che potr essere seguito da molti reply.
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Fallito il quarto, disperato tentativo dell ucraino di spezzare in due il fronte di Nuovarussia, le milizie popolari hanno lanciato una controffensiva riconquistando terreno a danno di un esercito regolare ormai alla canna del gas, afflitto da perdite enormi di uomini e mezzi e spesso, senza neanche più carburante per gli automezzi. Nel frattempo, le milizie rafforzano il proprio status bellico trasformandosi ufficialmente in vero e proprio esercito popolare. In questa fondamentale press conference, il presidente Zakharchenko ricorda agli inviati della stampa occidentale fin dall del conflitto e senza vergogna alcuna, organo di propaganda del Maidan le ragioni profonde della sollevazione di massa del Donbass contro il ritorno del fascismo.

Internazionalismo, condanna dello sciovinismo, richiamo ai valori sovietici di pace, lavoro e progresso e ancora, rimando all francese e alla triade metastorica di libertà, eguaglianza, solidarietà.

Parole che dovrebbero essere ascoltate molto bene dai quei sinistri italiani che da mesi non perdono occasione per gettare fango sulle repubbliche popolari di Nuovarussia, considerando l in armi degli internazionalisti e dei patrioti del Donbass serie B poiché non confacente ai criteri da loro stabiliti per conferire arbitrariamente patenti di legittimità sul fenomeno.

Con la non trascurabile differenza che, mentre i così malamente detti sono alla testa di un movimento di massa e popolare, questi occidentali puristi, critici e detentori della verità assoluta capeggiano al massimo qualche sparuta setta antifascista che spesso, attraverso un politica tutta autoreferenziale che lambisce il fanatismo, con il richiamo a mille che i più neanche comprendono, finisce addirittura per nuocere alla causa.

Questi autentici russofobi nonché sedicenti da giorni si riempono la bocca col nome di Alexander Dughin il massimo maitre a penser vivente del cosiddetto nazionalbolscevismo cercando di accreditare l secondo la quale la resistenza del Donbass sarebbe caduta sotto l ideologica sua e del suo movimento.

Tuttavia, bastano le parole del filmato a smentire una simile forzatura, il nazionalbolscevismo di Dughin, infatti, ha la sua premessa teorica e metodologica fondante nella negazione e rovesciamento dei valori egualitari della rivoluzione francese dell Al contrario, in tutte le sue pubbliche esternazioni, il presidente Zakharchenko non manca mai di rimarcare quali postulati fondanti della lotta antifascista del Donbass tanto i principi progressivi della rivoluzione sovietica che di quella francese. Il cosiddetto nazionalbolscevismo, invece, fin dalle sue primigenie manifestazioni, nella Germania weimariana e per bocca dei suoi maggiori teorici, ha sempre avversato, in nome di un costrutto sociale fortemente autoritario, i valori del luglio francese. Illuminante, a tal proposito, il pensiero del nazionalbolscevico Ernst Niekisch un anticipatore di Pol Pot nonché fautore di un socialismo avversario della modernità, dell e del progresso nel nome di una società che egli auspicava fondata su una casta di contadini guerrieri. Questa citazione si rende doverosa al fine di tracciare un quadro non semplicistico e manicheo della complessa situazione determinatasi nel Donbass dove, a fianco delle sicuramente maggioritarie componenti classiste e genericamente, socialcomuniste, si possono rintracciare, soprattutto nell’ambito militare, organizzazioni nazionalbolsceviche, panslaviste e perfino neozariste tutte accomunate nella lotta contro i nazisti di Kiev. Tuttavia, un conto è, giustamente, fare i conti con la complessità del reale, che inevitabilmente reca elementi di contraddittorietà e segna uno scarto da quelli che sono i nostri desiderata, un altro è mistificare il piano della verità storica mortificando, proprio come fa certa Sinistra occidentale (che, per inciso e a titolo d’esempio nulla dice sui fondamentalisti islamici di Hamas) la resistenza antifascista in armi e di massa nel Donbass, poiché non immediatamente assimilabile a quella che essa reputa la sua giusta visione dell’antifascismo e della lotta politica.

Proprio in questi giorni, l’estrema Destra europea, tradizionalmente maestra nell’assimilare a sé tutto ciò che possa risultare tatticamente utile in spregio a qualsiasi principio di coerenza, cerca di operare un riposizionamento sulla questione ucraina cercando di slegarsi dai camerati ucraini di Svoboda e Settore destro, ormai una zattera alla deriva, quindi, esattamente ora, è necessario che gli antifascisti occidentali facciano cessare inutili e sterili polemiche per dare tutto l’appoggio possibile ai nostri fratelli e compagni di Nuovarussia in modo che eventuali zone d’ombra (a partire dai cosiddetti nazionalbolscevichi) nell’esperienza del Donbass vadano a diratarsi. La storia ci ricorda, infatti, come spesso sia stata l’assenza politica dell’antifascismo e della Sinistra a fare le maggiori fortune del campo nemico. Dove c’è un’assenza, di contro ed inevitabilmente, si verifica una presenza. L’esempio italiano nel primo dopoguerra, in riferimento al movimento dei reduci, ci fornisce, in tal senso, un monito difficilmente eludibile. Fu l’atteggiamento supponente e sdegnoso degli allora strateghi del movimento operaio a gettare nelle braccia del fascismo decine di migliaia di potenziali militanti rivoluzionari. Nella Russia pre rivoluzionaria la ben diversa strategia leninista consentì ai bolscevichi di conquistare alla causa rivoluzionaria la stragrande maggioranza dei militari con i risultati che tutti conosciamo.

Nella loro opera di mistificazione della lotta di Nuovarussia, i sinistri denigratori possono contare sul sostegno di diverse testate giornalistiche o aspiranti tali on line e di (per non infierire non faccio nomi) le quali non paghe di aver appoggiato la reazionaria di massa del Maidan, così come precedentemente i ribelli salafiti in Libia e Siria, le al soldo di Soros riot e ecc. ecc. non solo non hanno mai accennato ad un giusto processo di autocritica ma fin dall hanno concentrato il proprio fuoco di fila contro le repubbliche popolari, arrivando a suffragare, pur di addensare l del rossobrunismo sugli antifascisti del Donbass, le menzogne del portale Human right center di Kiev ( una creatura telematica della Cia costituita ad hoc per delegittimare, attraverso la pratica goebbelsiana della menzogna reiterata e sistematica, la lotta degli antifascisti ucraini).

Non è superfluo ricordare, inoltre, di come nei primi giorni del Maidan diversi pseudo giornalisti della radicale abbiano esortato i propri lettori a solidarizzare con una protesta, già allora chiaramente a maggioranza fascistoide, scambiando le bandiere rosso nere dei seguaci del collaborazionista dei nazisti Stephan Bandera per quelle dell Ancora una volta, grossolanamente, sono state prese lucciole per lanterne simile, preoccupante deficit di analisi ha potuto verificarsi poiché, nel tentativo di ridefinire il proprio profilo e renderlo all’altezza dei tempi, la Sinistra “radicale” occidentale, da oltre un ventennio, ha progressivamente abbandonato il metro della lotta di classe, sbrigativamente accantonato come ciarpame novecentesco, finendo per introiettare, in parte, il punto di vista del nemico su una presunta “fine della storia”. Il tema “politicamente corretto” dei diritti umani si è imposto come nuovo elemento dirimente nell’analisi, mentre discipline come la geopolitica (che, invece, sarebbe molto utile utilizzare come complemento all’analisi di classe) sono state, con superficiale errore, tacciate di “fascismo”. In questo senso, forse, proprio l’esperienza di Nuovarussia e la rinascita di un forte movimento di classe ad est potranno rivelarsi utili per la costruzione anche nell’Europa occidentale di una nuova Sinistra che chiuda definitivamente i conti con quanto accaduto dalle nostre parti all’epoca del crollo del muro di Berlino.

6 settembre 2014 Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: 6 settembre 2014, ore 8:50

i compagni e fratelli del donbass hanno agito, per carità con qualche sfumatura non condivisibile e qualche errore.

Ma se dovessi ammettere l del non perfettibile dovrei ammettere l di dio e questo come materialista mi crea qualche difficoltà.

Loro hanno creato un movimento popolare che è riuscito a far sintesi politica senza cadere, cosa difficilissima, nel nazionalismo etnico.

Hanno raccolto la rossa bandiera degli ideali di uguaglianza e giustizia sociale.

Si sono opposti alla protervia del moloch americano e al gotha della finanza mondiale.

Hanno creato un fronte progressista che finalmente dopo decenni di sonore sconfitte ha regalato agli antifascisti, agli oppressi e a tutto il proletariato, la sua prima vittoria.

Hanno dimostrato che la rivoluzione non è solo una parola utopica e una necessità.

No, questi fratelli e compagni hanno dimostrato che la rivoluzione è possibile.

I nostri soloni che hanno vergogna persino di definirsi comunisti, virando su neutre definizioni radicl chic, ci hanno solo imbrogliato.

Hanno tradito il proletariato e hanno sperperato il patrimonio storico e le energie del nostro movimento operaio in astruse masturbazioni mentali, dimenticando che non esistono diritti civili, senza altrettanti diritti sociali!

Hanno declinato i loro paradigmi post ideologici in un frasario sempre più sterile e sempre più simile a quello americano.

Così liberal anzi, da diventare liberalista senza più nemmeno le foglie di fico delle apparenze.

E proprio tutti i Bertinotti, i vendola, i veltroni, le spinelli e gli asor rosa d io butterei a mare senza pensarci un momento in cambio del più umile di questi compagni delle repubbliche popolari di Novorossija. In Ucraina emerge finalmente con chiarezza ciò che i comunisti marxisti leninisti avevano sempre sostenuto: essere il nazifascismo il lato oscuro del liberalismo e ruota di scorta dell occidentale. Russia e Cina possono non piacere o piacere poco, ma non sono potenze imperialiste: sono invece nel mirino dell perciò i comunisti non possono che schierarsi a loro difesa
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Per il ripieno sbattere l’uovo, aggiungere il parmigiano, un pizzico di sale, pepe, noce moscata; tritare il prosciutto, il salame e mescolare insieme con la carne di vitello, aggiungere la mollica di pane bagnata nel latte e strizzata, il burro a pezzetti e mescolare bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Battere la fetta di carne in moda da appiattirla un poco e stenderci il composto preparato in modo uniforme, arrotolarla e legarla con un filo di spago da cucina, prestando attenzione a legare bene i due lembi. Tritare il grasso di prosciutto con la cipolla, la carota e il prezzemolo e versarlo in una casseruola ovale; far soffriggere a fuoco moderato il trito con l’olio aggiungendovi l’aglio, il lauro e il chiodo di garofano, quando il soffritto sara’ un po’ appassito aggiungere la carne che dovra’ rosolare a fuoco vivo da tutte le parti. Salare, pepare, insaporire con un pizzico di noce moscata, spruzzare con il vino, lasciarlo evaporare in gran parte, quindi addensare con la farina stemperata con un po’ d’acqua. Aggiungere la polpa di pomodoro passata al setaccio, un bicchiere d’acqua calda, far prendere l’ebollizione e portare a termine la cottura. La carne sara’ servita affettata cosparsa con il suo sugo ben caldo.
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Uguale, non mutato.

Tra il 1818 e il 1821 Leopardi compose i famosi Idilli: “Alla luna”, “L’Infinito”, “La sera del dì di festa”, “Il sogno” e “La vita solitaria”. Sono poesie dettate dai suoi sentimenti ed esprimono “situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo” (da Disegni Letterari, XII). Ugo Dotti spiega molto bene la differenza tra le Canzoni e gli Idilli. Scrive U. Dotti: > (da Giacomo Leopardi Canti a cura di Ugo Dotti Feltrinelli editore pagina 47). Sul piano del lessico la differenza con le Canzoni è molta marcata come scrive anche LucioFelici: > a parole trasparenti e quotidiane>>. (da Giacomo Leopardi Canti Ed. Newton Compton 1999 Pag. XXV). E proprio sul piano del lessico poetico Leopardi mette in pratica la sua predilezione per le parole vaghe ed indeterminate.

Il primo idillio è “Alla Luna”, che insieme a “L’Infinito”, formano due poesie gemelle, perché nascono dal medesimo colle da dove il giovane poeta, già consapevole del suo stato fisico e della sua futura tristezza esistenziale, guardava la luna e l’orizzonte. Nel colle Leopardi andava pieno di angoscia per restare solo e guadarsi dentro e ricordare il tempo trascorso come fa nella poesia “Alla Luna” o per fantasticare e immaginare cosa ci fosse dietro l’azzurro del cielo come nella poesia “L’Infinito”.

Mentre “L’Infinito” nasce da una esigenza razionale e atea, “Alla Luna” nasce da una esigenza emotiva e sentimentale. Secondo me,
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Biagio Carrubba, Attilio Cannella conferma questa differenza nella genesi dei due idilli e spiega la genesi razionale così: >. (da La Realtà e la Parola Principato Editore Pag. 452). Cannella spiega la genesi emotiva del brano “Alla Luna” con queste parole: >. (da La Realtà e la Parola Principato Editore Pagg. Questa poesia, contemporanea “Alla Luna”, del 1819, mostra tutto il genio poetico del giovane Leopardi. Il tema della poesia è la contrapposizionetra il finito e l’infinito, tra il temporale e l’atemporale, tra il materiale e l’immateriale, tra il presente e il passato. L’idillio è una scintillante poesia di creatività poetica; una poesia infinita di bellezza, tutta piena di un linguaggio sobrio e indefinito. La poesia è la sintesi universale e sublime di tanti precedenti letterari illustri e di tante osservazioni e riflessioni personali, trascritte nello Zibaldone, e altre riflessioni che Leopardi stava scrivendo sulla vita e sull’infinità dell’universo. La poesia “L’Infinito” è bellissima perché è tutta pervasa dal sentimento attivo e positivo verso la vita e l’universo; questa prospettiva poi cambierà in una visione di vita pessimistica, nichilistica e amara.
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Lavate le fragole, pulitele bene e togliete il picciolo, poi tagliatele a pezzettini e frullatele con il minipimer fino ad avere una purea omogenea senza pezzettini. Passate il composto al setaccio in modo da eliminare una buona parte dei semini. Mettete la purea in una ciotolina e aggiungete il latte, lo zucchero e l’estratto di vaniglia, se non avete l’estratto vanno bene anche i semini. Potete anche aromatizzare il budino con la scorza di limone grattugiata.

Mettete il pentolino sul fuoco e fate addensare, portate a ebollizione e poi mettete l’agar agar, bollite per altri 30 secondi e poi dividete il composto in delle ciotoline monoporzione. Fate raffreddare in frigo per un paio di ore e poi servite.

Se al posto dell’agar agar usate la colla di pesce dovete metterla in una ciotolina ammollo con l’acqua fredda per circa 20 minuti. Quando la crema inizia a bollire aggiungete la gelatina scolata e ben strizzata, mescolate bene per farla sciogliere e poi filtrate il composto con un colino a maglie strette. Mettete il composto in delle ciotoline e fate riposare in frigorifero.
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Irritato con il Colle che non ha fatto nulla, malmostoso per l’accanimento giudiziario che punta a ucciderlo politicamente, pronto a tirare la corda con Letta sui provvedimenti economici “bandiera” del Pdl, ma allo stesso tempo consapevole che in questo momento far cadere il governo potrebbe essere non soltanto un problema ma addirittura controproducente.

A 24 ore dalla sentenza con cui la Consulta ha respinto il ricorso sul legittimo impedimento negato, Silvio Berlusconi continua a masticare amaro. Nel vertice notturno di mercoledì sera con vari big del partito lo sfogo è stato praticamente senza freni.

Nel mirino soprattutto Giorgio Napolitano dal quale il Cavaliere si aspettava una sorta di moral suasion sui giudici della Suprema corte in nome delle larghe intese. Un sfogo di fronte al quale tutti i convitati falchi e colombe, filogovernativi e non si sono affrettati a dare ragione al capo, assicurando di essere pronti a seguirlo in qualsiasi sua decisione. Compresa quella di far cadere il governo, scelta sollecitata in particolare viene riferito da Santanché, Verdini, Brunetta. L’ex premier si sarebbe lamentato con chi gli aveva sconsigliato di andare a parlare direttamente con Napolitano un paio di settimane fa: non è detto che quell’incontro non si faccia nei prossimi giorni ma al momento è la valutazione la sua utilità sarebbe decisamente minore.

Se mercoledì è stato il giorno degli incendiari, tuttavia,
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ieri a prevalere sarebbero stati i pompieri. Berlusconi ha visto a pranzo (oltre a Verdini) Angelino Alfano e Gianni Letta. frutto anche di questi incontri la nota con cui (per la verità non proprio tempestivamente), Paolo Bonaiuti smentisce le ricostruzioni che vorrebbero il Cavaliere pronto a far addensare fosche nubi su palazzo Chigi.

Nell’altalena umorale, l’ex premier starebbe cercando in queste ore di far prevalere la razionalità. Far cadere il governo? Il problema poi è chi lo raccoglie chiosa un suo fedele collaboratore. Perché non è scontato che il capo dello Stato sciolga le Camere o che non nasca un asse Pd grillini contro di lui. E se anche si andasse a votare, i sondaggi in questo momento vedrebbero il Pdl tutto in rincorsa e il Pd avvantaggiato dallo “sgonfiamento” del fenomeno M5s.

Anche con un occhio al calendario a Berlusconi è stata consigliata prudenza: il 9 luglio la giunta del Senato vota sull’ineleggibilità e, insomma, essere parte della maggioranza può rappresentare una garanzia maggiore. Questo non vuol dire che da questo momento in poi il Pdl non sia chiamato a “stressare” il governo sui suoi cavalli di battaglia: abolizione dell’Imu, stop all’aumento dell’Iva, detassazione delle assunzioni dei giovani e ricontrattazione dei vincoli europei. Il sostegno a Letta, dunque, al momento sarebbe confermato anche se il Cavaliere non avrebbe affatto gardito l’atteggiamento “pilatesco” mostrato dal premier, che ieri non ha voluto commentare la sentenza della Consulta.

Come andrà a finire? Impossibile dirlo,
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intanto lunedì c’è la sentenza di primo grado del Rubygate e soprattutto a fine mese la Cassazione deciderà se deve o meno sganciare all’arcinemico De Benedetti i 560 milioni per l’affaire Lodo Mondadori.

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Dopo il successo di pubblico e di critica di Blues For The Working Class e Live for the Working Class, Daniele Tenca presenterà il nuovo album Wake Up Nation! (Route 61 Music) sabato 9 marzo a Zig Zag. Dopo aver messo il blues e il rock’n’roll a servizio di problematiche attuali quali il lavoro nero, la precarietà, le morti bianche, le discriminazioni sociali, con il rinomato Blues For The Working Class, il cantante e chitarrista milanese Daniele Tenca rivolge l’attenzione alla situazione economico e sociale dei nostri giorni, dove la crisi e le difficoltà economiche sembrano soffocare la rabbia e la necessità di ribellarsi. Canzoni e musica per svegliare le coscienze addormentate di questo secolo. Il risultato è musica coinvolgente, che ripropone il blues come veicolo di comunicazione sociale, grazie anche all’apporto di artisti blues di valore internazionale (Andy J. Forest, Paolo Bonfanti, Maurizio Gnola Glielmo) e a una verve carica di energia e di entusiasmo. I segreti di Wake Up Nation sono tutti lì: il suo nuovo disco è un’altra incursione tra rock’n’roll e ruvido blues sempre con una particolare attenzione a cosa ci sta intorno. Una gran quantità di chitarre di ogni forma e foggia non solo fanno di Wake Up Nation uno dei dischi più intensi di questi primi mesi, ma costituiscono la spina dorsale di un bel salto di qualità per Daniele Tenca.

Violinista con un diploma del conservatorio e grande appassionata di rock’n’roll, Chiara Giacobbe ha prestato la sua sensibilità musicale a una vasta selezione di musicista che ne hanno potuto apprezzare il gusto e le doti tecniche. A partire dalla sua frequentazione con i Lowlands, uno dei gruppi emergenti della fervente area pavese, Chiara Giacobbe si è costruita un curriculum di tutto rispetto che l’ha portata a collaborare con artisti italiani e internazionali e in tempi più recenti a considerare con sempre maggiore convinzione una carriera solista. Proprio Ready To Go (Rigo Records), primo segnale della sua svolta discografica, sarà l’oggetto della presentazione prevista a Zig Zag, sabato 6 aprile: sei canzoni in cui Chiara Giacobbe si alterna al violino e alla voce accompagnata da Gege Picollo alle chitarre (acustiche) e Mariano Nocito al basso. Ready To Go è un piccolo gioiello che svela, oltre alla raffinatezza degli arrangiamenti, anche le fin qui inedite capacità del songwriting di Chiara Giacobbe, ormai in grado di addensare stili e passioni a cui si è dedicata a lungo in forme originali. Un talento da scoprire: l’incontro è libero e gratuito, con consueta degustazione enologica conclusiva.

Uno dei musicisti più affascinanti e misteriosi degli ultimi anni, Willy DeVille, è il protagonista dell’appassionata biografia che gli ha dedicato Mauro Zambellini Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille (Pacini Editore, collana Fanclub) che ci presenterà in anteprima sabato 20 aprile 2013, a partire dalle ore 17.30. Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille colma una lacuna imperdonabile perché dalla sua scomparsa, avvenuta nell’agosto 2009, all’età di 59 anni, Willy DeVille è stato dimenticato, quasi rimosso, ed è un caso più unico che raro, visto che i riconoscimenti postumi ormai sono la regola. E’ vero che era difficile afferrarlo con quel viso spigoloso, quei modi da giocatore d’azzardo, quello sguardo malizioso e penetrante, quella battuta sferzante e sempre pronta C’era qualcosa in Willy DeVille che il rock’n’roll non ha più, un senso di romanticismo, di passato remoto, di fascino indimenticabile. Un personaggio dal carisma unico, per quanto folle e controverso nei suoi drammatici risvolti esistenziali. Con l’introduzione di Kenny Margolis, storico tastierista dei Mink DeVille, Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille, a oggi l’unica sua biografia al mondo, racconta vita e musica di un artista unico con un taglio romanzato e scorrevole, facendo parlare direttamente i personaggi che l’hanno conosciuto e con cui ha suonato e narrando la sua storia disco dopo disco.

Steve Earle è uno dei personaggi più rappresentativi della musica americana degli ultimi trent’anni. Dai tempi del suo esordio, avvenuto nel 1986 con Guitar Town al recentissimo The Low Highway si è distinto per la vasta gamma di soluzioni sonore con cui si è espresso, dal più esplicito rock’n’roll alle radici delle tradizioni americane, e per la profondità delle sue canzoni. Fabio Cerbone, direttore del seguitissimo website

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e autore dell’unico riscontro bibliografico su Steve Earle, il capitolo che gli ha riservato in Fuorilegge d’America (Distorsioni), gli dedicherà una retrospettiva a Zig Zag, San Donato Milanese (via Libertà, 10, 02/5272125) sabato 4 maggio 2013 a partire dalle ore 17.30. Oltre per la sua ormai trentennale carriera musicale, Steve Earle è noto per l’espressione di posizioni radicali e convinte che spesso l’hanno portato a esporsi in modo pubblico, coerente e convinto, come successe durante il periodo dell’amministrazione Bush, o per la sua esplicita contrarietà alla pena di morte. D’altra parte Steve Earle è stato protagonista anche di esperienze drammatiche ed estreme nella sua stessa vita, avendo frequentato a lungo i meandri oscuri della tossicodipendenza e dell’emarginazione, da cui è riemerso grazie a una non indifferente forza di volontà. Il suo coraggio è testimoniato anche dall’attività di scrittore, diventata una realtà con la raccolta di racconti Le rose della colpa (Meridiano Zero) e con il romanzo Non uscirò vivo da questo mondo (Mondadori) in cui uno dei protagonisti principali è il fantasma di Hank Williams, uno dei punti di riferimento di Steve Earle, e descritto da Patti Smith “come un sogno pieno di bellezza, rimorso e redenzione da cui non puoi ridestarti”. In realtà, sia il romanzo, sia la vita di Steve Earle sfiorano più di una volta i toni dell’incubo, ma anche questo lo rende un personaggio unico.

Con mezzo secolo di carriera alle spalle Tom Petty The Heartbreakers, rappresentano una delle più longeve e, ancora oggi, efficaci rock’n’roll band di sempre. Fabio Cerbone, direttore di

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dedicherà alla loro storia una retrospettiva monografica, a Zig Zag, sabato 16 novembre ore 17.30. Dall’omonimo esordio del 1976 a Mojo del 2010, Tom Petty The Heartbreakers si sono confermati una straordinaria realtà del rock’n’roll, capace di distinguersi attraverso un suono riconoscibilissimo, in particolare per le chitarre di Mike Campbell e le tastiere di Benmont Tench, così come per una folta discografia in cui non sono rari capolavori come Damn The Torpedoes, Full Moon Fever o Wildflowers. D’altra parte, la loro instancabile attività dal vivo li ha segnalati per una conoscenza maniacale della storia del rock’n’roll e per un gusto raffinato che ha portato gli Heartbreakers a diventare tra gli strumentisti più richiesti, diventando importanti testimoni anche dell’epico crepuscolo degli American Recordings di Johnny Cash. Ancora in attività (Ron Blair al basso, Steve Ferrone alla batteria e Scott Thurston alla chitarra e alle tastiere completano la line up) Tom Petty The Heartbreakers sono stati inoltre protagonisti di Runnin’ Down A Dream, il film di Peter Bogdanovich che ne ha rivisto tutta la lunga ed emozionante carriera. Come tutti gli incontri di Zig Zag, anche quello dedicato a Tom Petty The Heartbreakers, di cui va anche ricordata una rara coerenza nei confronti dell’industria discografica e del proprio pubblico, è libero e gratuito, e seguito dalla tradizionale degustazione enologica conclusiva.[/img]

L’incontro sarà sviluppato attraverso la narrazione di Gianni Del Savio, redattore del Buscadero e speaker di Radio Popolare, con gli interventi teorici e pratici del sassofonista lodigiano Lorenzo Rota che già aveva sviluppato un’analoga monografia dedicata a Sonny Rollins. Nella sua casualità il passaggio tra i due appuntamenti è una coincidenza significativa: la grande svolta nella vita e nella carriera di John Coltrane (1926 1967) avviene nell’incontro con Miles Davis. Nel 1955, il grande trombettista, dovendo sostituire proprio Sonny Rollins, scelse John Coltrane. Un legame controverso e complesso che portò però all’incisione di numerosi album, compreso uno dei capolavori assoluti del ventesimo secolo, Kind of Blue, nel 1959. Da allora John Coltrane ha moltiplicato i suoi sforzi artistici in tutte le direzioni possibili, scavalcando più di una generazione di musicti e arrivando nel 1964 al suo masterpiece, A Love Supreme. Altre scoperte lo portarono a confrontarsi con gli aspetti più estremi dell’improvvisazione jazzistica o verso le radici africane seguendo un’ispirazione che lo stesso John Coltrane descriveva così: “Non c’è mai fine. Ci sono sempre dei suoni nuovi da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c’è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggior chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ci ascolta l’essenza, il meglio di ciò che siamo”. L’incontro dedicato a John Coltrane da Zig Zag è libero e gratuito, con consueta degustazione enologica conclusiva.

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James Brown,
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uno dei più importanti e influenti musicisti del ventesimo secolo sarà al centro della retrospettiva che gli sarà dedicata da Gianni Del Savio nell’incontro di Zig Zag, sabato 29 marzo, a partire dalle ore 17.30. E’ impossibile essere transitati dalla passione per la musica senza avere incontrato, in un modo o nell’altro, il nome di James Brown. Un artista dai comportamenti e dalle modalità controversi, ma che, dal punto di vista musicale, è uno di quelli che hanno determinato la direzione della musica, nera e non solo. Affondando le sue radici nei primissimi gruppi vocali, doo wop compreso, e mescolando blues, gospel, rhythm and blues e soul, James Brown è diventato James Brown rinnovandone gli schemi ritmici afroamericani con particolare impatto sul funky, fino ad essere uno dei principali riferimenti della cultura hip hop, per stile interpretativo e campionamenti. Nella sua storia si legge in filigrana tutto il legame tra la musica e la volontà di emancipazione, tra il duro lavoro quotidiano, palco dopo palco, compresi gli storici concerti all’Apollo, e l’urgenza della rivendicazione dei diritti. Come scriveva nella sua autobiografia, I Feel Good (minimum fax): “Se chi aveva il potere negli anni quaranta e cinquanta teneva l’America prigioniera, il rhythm and blues, il soul, il country e il rock’n’roll furono le chiavi che diedero la libertà alla generazione successiva. La musica non si limitava a parlare di ribellione, la musica era ribellione. Prima del rock’n’roll nessuna generazione si era mai ribellata in blocco, almeno non con la musica. Questi ragazzi invece cominciarono a pensare, e a usare il proprio passato come pietra di paragone per guardare il futuro”.

L’entrata è libera e gratuita, con degustazione enologica finale.

Un ospite d’eccezione sarà protagonista dell’incontro sabato 14 febbraio : il pianista Gaetano Liguori presenterà Confesso che ho suonato (Skira, 220 pagine, 16 euro). Rubacchiando il titolo all’autobiografia di Pablo Neruda, Gaetano Liguori ha assemblato una storia caleidoscopica, florida, per quanto frammentaria, e ricca di intrecci e connessioni perché, come direbbe il poeta, “queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così appunto è la vita. La mia vita è una vita fatta di tutte le vite”. Lui comincia prestissimo, tra le nebbie milanesi, essendo figlio d’arte: il padre è un richiestissimo batterista e proprio lì Gaetano Liguori comincia, per poi rimanere affascinato dal pianoforte, sulla cui tastiera ha trascorso gran parte della sua esistenza. Confesso che ho suonato la ripercorre tutta, dalle primissime prove nelle cantine e nei fumosi locali di una Milano che è sparita nel nulla, a tutte le manifestazioni per questa o quella causa (Gaetano Liguori non è mai mancato all’appuntamento) fino alle smodate passioni per i viaggi e per il cinema. Il primo (e in fondo, l’unico) amore è però il jazz, con una sentita deviazione free, e non soltanto per il gusto estetico, quanto per la sua applicazione nel cercare di comprendere la realtà. L’aneddotica che attraversa Confesso che ho suonato è infinita, perché nella sua versatilità e nella sua particolarissima interpretazione dell’idea di “free”, Gaetano Liguori ha suonato per e con tutti, da Dario Fo a Demetrio Stratos fino ai cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, sempre ribadendo l’identità di “un pianoforte contro” e una straordinaria dedizione alla musica. L’ingresso è libero e gratuito.

Più di ogni altra rock’n’roll band i Creedence Clearwater Revival hanno rappresentato un’estetica e un modo di creare e fruire la musica come un bene comune, da potersi ascoltare pensando e divertendosi, a tutte le ore della giornata. Guidati da John Fogerty, quattro ragazzi in camicia di flanella (con lui il fratello Tom alla chitarra con Stu Cook al basso, Doug Clifford alla batteria) dai sobborghi della baia di San Francisco, piombano quasi per caso nella bolgia psichedelica dell’estate del 1968. Fin dall’inizio, si rivelano molto diversi e particolari. La loro musica echeggia un’America di mito e misteri e ben presto i Creedence Clearwater Revival cominciano a trasformarsi in una micidiale, implacabile macchina da singoli, conservando una credibilità e una freschezza fuori del comune. Una storia intensa e avvincente quella dei Creedence Clearwater Revival: faranno tutto nell’arco di pochissimi anni, essendosi sciolti nel 1970, e forse la loro non è stata una rivoluzione, ma hanno chiarito e precisato uno canone e messo a fuoco le radici (anche politiche) del rock’n’roll. Senza proclami e con un mucchio di grandissime, indimenticabili canzoni. Come tutti gli incontri a Zig Zag, l’ingresso è libero e gratuito, con degustazione enologica conclusiva.

Più di ogni altra rock’n’roll band i Creedence Clearwater Revival hanno rappresentato un’estetica e un modo di creare e fruire la musica come un bene comune, da potersi ascoltare pensando e divertendosi, a tutte le ore della giornata. Guidati da John Fogerty, quattro ragazzi in camicia di flanella (con lui il fratello Tom alla chitarra con Stu Cook al basso, Doug Clifford alla batteria) dai sobborghi della baia di San Francisco, piombano quasi per caso nella bolgia psichedelica dell’estate del 1968. Fin dall’inizio, si rivelano molto diversi e particolari. La loro musica echeggia un’America di mito e misteri e ben presto i Creedence Clearwater Revival cominciano a trasformarsi in una micidiale, implacabile macchina da singoli, conservando una credibilità e una freschezza fuori del comune. Una storia intensa e avvincente quella dei Creedence Clearwater Revival: faranno tutto nell’arco di pochissimi anni, essendosi sciolti nel 1970, e forse la loro non è stata una rivoluzione, ma hanno chiarito e precisato uno canone e messo a fuoco le radici (anche politiche) del rock’n’roll. Senza proclami e con un mucchio di grandissime, indimenticabili canzoni. Come tutti gli incontri a Zig Zag, l’ingresso è libero e gratuito, con degustazione enologica conclusiva.

Nell’evolversi degli omaggi femminili che hanno caratterizzato la stagione di Zig Zag, era inevitabile affrontare la figura carismatica, straordinaria e indimenticabile di Janis Joplin, a cui sarà dedicato l’incontro in calendario sabato 18 aprile, a partire dalle ore 17.00. Cantante protagonista della golden age del rock’n’roll, figura di riferimento di quegli anni, anche per la tragica e prematura scomparsa, Janis Joplin è stata una voce unica e singolare perché, come scriveva Ellen Willis “come la maggior parte delle cantanti femminili, non scrisse molte canzoni, ma si limitò a interpretare pezzi di altri, facendoli propri come pochi avevano osato fare. Li cantava come se stesse lottando, per aggredirli. Li strangolava fino a soffocarli, come alcuni critici lamentavano, e non del tutto a sproposito; quando però Janis era in forma riusciva a dar loro nuova vita. Con il blues, la musica che più aveva colpito la sua immaginazione, aveva lo stesso rapporto di accesa conflittualità: esso rappresentava un altro elemento esterno, con la contraddittoria tradizione di affermazione sessuale e conservatorismo sessista. Janis usò le convenzioni del blues per rifiutarne la sensibilità. Cantare il blues è un modo di superare il dolore affrontandolo con dignità, ma Janis voleva solo urlare il blues per scacciare il dolore dalla propria esistenza”. La retrospettiva dedicata a Janis Joplin sarà articolata da Mauro Zambellini, redattore del Buscadero e già autore di Love Emotion (Pacini Editore) l’unico libro al mondo dedicato a Willy De Ville, prossimo alla traduzione in inglese per il mercato internazionale. Con lui, sarà ospite speciale la miglior interprete di Janis Joplin, Arianna Antinori, accompagnata per l’occasione da voce, Joe De Roit e Davide Repele alle chitarre.
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Brasato al Barolo. Il brasato al Barolo è un piatto tipico della tradizione culinaria Piemontese molto gustoso ma altrettanto laborioso nella preparazione.

Questa ricetta è sicuramente una delle più rappresentative del Piemonte per l innanzitutto, del Barolo, tipico vino di questa regione, ed in secondo luogo della carne di bovino piemontese, il fillone, allevato con dei criteri particolari.

Per quanto riguarda l del brasato al Barolo, non si sa molto, anche se il metodo di cottura per la preparazione del brasato era conosciuto già in antichità.

Naturalmente, l del Barolo ha dato alla ricetta quel tocco in più, quell particolare ed il gusto inconfondibile che fanno del brasato al Barolo una delle ricette più conosciute ed apprezzate della cucina Italiana, anche all Aglio 1 spicchio

Alloro 2 foglie

Burro 40 gr

Cannella 1 pezzetto

Carne bovina vena o cappello di prete 1kg

Carote 2

Chiodi di garofano 3

Cipolle 1

Olio 3 4 cucchiai

Pepe 4 grani

Rosmarino 1 rametto

Sedano 2 costole

Vino Barolo 1 bottigliaLa prima cosa da fare nella preparazione del brasato al Barolo è fare marinare la carne, prendete il trancio di carne,
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asciugatela dall residuo di sangue e ponetela in una capiente terrina.

Mondate le verdure e tagliatele tutte a cubotti

e trasferite nella stessa terrina con la carne; aggiungete il Barolo, coprite con pellicola per alimenti e lasciate marinare il tutto per 12 ore in un posto fresco.

Trascorse le 12 ore, prelevate la carne dalla marinata e ponetela su un tagliere e asciugatela leggermente;

fate fondere in una casseruola il burro insieme all e fate rosolare la carne per circa 5 minuti per lato, fino ad ottenere la crosticina tipica degli arrosti.

A questo punto, prelevate le verdure e le spezie dalla marinata e aggiungetele alla carne in cottura.

Fate cuocere le verdure con la carne per circa circa 15 minuti in modo che inizino a intenerire;

procedete ora a versare anche la marinata (eventualmente riscaldata qualche minuto in microonde) alla carne e alle verdure; procedete ora a versare anche la marinata (eventualmente riscaldata qualche minuto in microonde) alla carne e alle verdure; incoperchiate e fate sobbollire per almeno 2h a fuoco dolce.

Una volta brasata la carne, toglietela dalla casseruola e mantenetela in caldo mentre preparate il sughetto che la accompagnerà: passate tutte le verdure insieme al vino con un mixer ad immersione e rimettete il sugo ottenuto sul fuoco per farlo addensare.

Regolatelo di sale, facendo attenzione a non esagerare visto che avete precedentemente sfregato la carne col sale.
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Uguale, non mutato.

Governo destrorso: serio, ma non troppo.

Scrivo questo nuovo articolo riagganciandomi a quello da me scritto nel maggio di quest’anno dove aspettavo il 15 ottobre per dare un giudizio più completo, ragionato ed obiettivo sull’operato del governo di centro destra, nei suoi primi cinque mesi di vita. In questi cinque mesi, passati da maggio ad oggi, il governo di centro destra ha detto di avere fatto, e ha effettivamente fatto molte cose ed ora io, Biagio Carrubba, rispetto la scadenza impostami cinque mesi fa e propongo una breve analisi sull’operato del governo che spero sia oggettiva, obiettiva e razionale in modo da dare un giusto giudizio sull’esecutivo senza cadere in accuse generiche ed inutili.

Berlusconi si è vantato, in questi cinque mesi, di avere risolto molti problemi nazionali tra cui quello della spazzatura a Napoli, quello dell’Alitalia e quello della sicurezza dei cittadini rispetto alle paure suscitate dagli immigrati. Io penso che il governo Berlusconi abbia solo parzialmente risolto questi problemi e del resto non poteva fare miracoli in così poco tempo. A dimostrazione che i problemi non siano ancora risolti del tutto, a Napoli la spazzatura è stata tolta solo dalle strade principali del lungomare ma il problema rimane per tutte le strade secondarie e per gli altri paesi della Campania dove ancora l’immondizia abbonda nelle strade. Per risolvere questo annoso problema occorrerebbe l’apertura immediata degli inceneritori e dei termo valorizzatori e l’apertura della discarica di Caiano bloccata dalle manifestazioni violente dei residenti. Per questi impedimenti messi in atto dalla popolazione campana tutto il processo di smaltimento e di ripulitura della regione deve ancora praticamente iniziare.

Che il problema non sia ancora stato risolto lo si nota dagli scontri di Caiano, dalle manifestazioni contro il governo e dalle inchieste della trasmissione Annozero di Santoro che hanno mostrato le montagne di immondizia che ancora giacciono nelle periferie di Napoli e nei paesi limitrofi.

Anche per quanto concerne il problema Alitalia Berlusconi e il suo governo si vantano di averlo risolto; la soluzione da loro trovata ha risolto solo in parte il problema creando una nuova società composta da imprenditori italiani, la Cai, ma ha scaricato tutti gli oneri sulla collettività che adesso si trova ad accollarsi la montagna di debiti accumulatasi nelle precedenti, fallimentari gestioni, della compagnia di bandiera. Per cui anche in questo caso Berlusconi non può dire di avere risolto completamente questo problema anche se in un certo qual modo ha avviato la sua risoluzione grazie anche al contributo enorme, concreto e rapido di Veltroni e di Epifani. Infatti senza il loro intervento risolutore ancora staremmo a vedere la difficile trattativa tra Cai e sindacati.

Anche sulla sicurezza il ministro dell’interno Maroni ha avviato una politica dura ed efficace per risolvere il problema. Ma questa politica di Maroni ha creato dei problemi con la comunità europea e non sta avendo i risultati sperati come si è visto con la strage dei sei extra comunitari e di un italiano da parte della camorra campana. Questo tragico fatto di sangue, impunito, testimonia che il problema sicurezza è ancora irrisolto perché non è facile sradicare fenomeni complessi come quelli della delinquenza e del lavoro nero che attanagliano tutta la Campania ma non soltanto essa.

Per cui anche questo problema, anche se è stato avviato a risoluzione da parte del governo, rimane aperto e di difficile soluzione, come è testimoniato anche dalla presenza offensiva e pericolosa della camorra in Campania che è ritornata ad uccidere subito dopo la strage degli extra comunitari.

Comunque per il momento il governo ha fatto tutto quello che può fare per risolvere questo drammatico problema.

La parziale soluzione dei problemi della nazione su elencati, mostrano effettivamente l’attiva e decisa politica dell’esecutivo, anche se, obiettivamente, la soluzione definitiva di questi problemi resta ancora lontana e incerta sui tempi e sugli esiti.

Ma, pur riconoscendo l’azione politica decisionista del governo, nel complesso però l’Italia di oggi risulta in declino, povera, sconsolata e divisa.

In declino perché in sei degli otto anni trascorsi dall’inizio del XXI secolo ad oggi l’Italia è stata governata da due governi di destra entrambi alla guida di Berlusconi e si è visto in questo periodo che la nazione anziché andare avanti è tornata indietro in molti settori, soprattutto nel campo dell’economia e della cultura. In economia il Pil rimane ancorato allo zero dal 2000 ad oggi e le previsioni del 2009 sono ancora peggiori perché si pensa che il valore, dopo la crisi economica e finanziaria che sta colpendo il mondo intero, andrà in territorio negativo come succederà anche a molti altri paesi mondiali. Questa previsione negativa è stata ribadita dal presidente di Confindustria, la signora Emma Marcegaglia.

La risposta alla crisi economica e finanziaria mondiale, messa in atto nei giorni scorsi dai governi europei, con in testa la Francia, ha mostrato e mostra tutta la forza devastante del capitalismo sul lavoro, che dipende purtroppo dal capitale dal quale è dominato. L’azione del Governo e di Tremonti, alla crisi finanziaria mondiale, come ha detto Bersani del Pd, è ragionevole ma purtroppo sarà insufficiente. Speriamo comunque bene perché nessuno si augura un crollo dell’economia italiana che produrrebbe danni rovinosi a tutti i cittadini italiani.

Io, Biagio Carrubba,
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credo, inoltre, che Berlusconi sia il campione di un governo che difende soprattutto il capitale, italiano e mondiale. Credo che questo governo, in questi cinque mesi, non abbia fatto niente per le fasce più deboli e povere dell’Italia; anzi l’unica legge popolare promulgata dal governo Berlusconi è la legge sulla riforma della scuola che è in realtà una contro riforma sia sul piano culturale che su quello economico. Questa riforma si può tranquillamente definire contro riforma sul piano culturale perché riporta la scuola italiana agli anni ’40 ’50 e forse anche agli anni ’30, anche per l’imposizione del grembiulino, come si faceva in quel periodo. La riforma scolastica sarà anche devastante sul piano economico e si può tranquillamente definire “macelleria sociale” perché impoverisce ancora di più le molte famiglie italiane che sono già in uno stato di precarietà.

Proibizione alla satira italiana in tv.

Oltre a questi problemi di ordine economico e sociale, di enorme importanza per l’Italia e per il mondo intero, ancora irrisolti, noto con dispiacere, che sono ormai più di cinque anni che non esiste più la vera satira politica nei programmi Rai; è evidente che qualche direttore di palinsesto le ha messo il veto. Non tutti sanno chi sono questi direttori ma tutti sanno di chi è la “longa manus” che nessuno però osa nominare esplicitamente e definire come censore della satira televisiva.

Ma una nazione come l’Italia non può essere priva di satira politica mordace e graffiante che ironizzi su tutti i politici. La classe dirigente però non gradisce la satira politica per cui la ha, surrettiziamente, proibita nei palinsesti Rai. Io penso che non si possa dire al Re di essere nudo perché se si accorge di esserlo e se si accorge che qualcuno ironizza sulla sua nudità e sui suoi difetti allora scatta in lui l’ira del re che comanda tutti e impone i suoi veti ai comici che in qualche modo potrebbero fare ironia sui suoi difetti. Ma poiché il suo veto è ancora vigente, da cinque anni a questa parte non si vede più vera satira politica. Sappiamo tutti chi è il censore della satira televisiva ma nessuno di noi ha le prove per indicarlo chiaramente e quindi subiamo il suo veto e la satira non ci fa più compagnia da un lustro a questa parte; la mancanza di satira ed ironia riduce l’Italia ad un popolo privo di sorrisi ironici e di battute sarcastiche sui limiti dei politici sferzati dai principali, coraggiosi, artisti satirici. La poca satira, pungente e vera, rimasta in programmazione è quella che viene fatta alla fine di Annozero dal coraggioso umorista con le sue simpatiche vignette.

Subito dopo la sconfitta elettorale di aprile 2008, Veltroni si era mostrato vago, incerto ed instabile nella sua opposizione e questo gli ha fatto perdere molta credibilità tra gli incerti e tra i suoi simpatizzanti stessi. Veltroni ha tentato come prima strada un dialogo con Berlusconi ma si è visto, qualche mese dopo, che questa strada fosse impraticabile, per gli obiettivi diversi dei due partiti. Berlusconi è andato sempre più a destra e si è fatto approvare delle leggi ad personam come il “Lodo Alfano” che gli permette ora di essere un cittadino intoccabile e un cittadino “più uguale” rispetto agli altri. Ovviamente Veltroni e il Pd non potevano essere d’accordo con questa legge e si sono opposti finché hanno potuto; purtroppo la legge è stata comunque approvata grazie alla schiacciante maggioranza dei partiti di destra nel Parlamento.

Dopo questa manifestazione di forza del governo, che escludeva completamente il dialogo, Veltroni, ha capito effettivamente la tracotanza della destra e quindi ha cominciato ad attaccare Berlusconi e il suo governo anche sulla riforma della scuola approvata congiuntamente da tutta la destra. Anche qui l’opposizione del Pd e di Veltroni è stata ferma e lo è ancora oggi perché la protesta sta coinvolgendo molti settori della società civile, dalle scuole alle famiglie.

Ovviamente condivido appieno l’opposizione decisa di Veltroni che ha confermato la manifestazione del 25 ottobre che dovrà mostrare il malcontento di molte fasce sociali italiane che non condividono la politica del governo di destra.

Io, Biagio Carrubba, spero che Veltroni continui ad attaccare Berlusconi e faccia una opposizione sempre più dura perché reputo che ciò sia importante per la sua immagine, sempre più da leader dell’opposizione, e per quella del Pd; io credo che da questa immagine, più forte e decisa, dipenda anche la capacità di attrazione di tutta l’opposizione sociale.

Il nuovo atteggiamento di Veltroni, più grintoso, aggressivo e deciso gli ha fatto riconquistare, e gli farà conquistare sempre più, sentimenti di simpatia e consenso a lui e alla politica del Pd.

Anche la vivace, grintosa ed appassionata opposizione parlamentare di Antonio Di Pietro è secondo me positiva perché, in modo diretto e senza nessun timore reverenziale, il leader dell’ Idv risponde e critica la politica di Berlusconi, smascherandone i fini reconditi.
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Il budino al cioccolato è una di quelle ricette che tutti hanno provato a preparare in casa, è talmente semplice e veloce che non c’è motivo di acquistare i budini pronti, ne di utilizzare i preparati in busta, entrambi vengono a costare di più e non avete la certezza delle materie prime, che solo il “fatto in casa” può garantire. Vediamo insieme come preparare un ottimo budino al cioccolato tradizionale che potete seguire nel video, e una versione più leggera fatta con il latte scremato che trovate nell’articolo.

Mettete il latte in una pentola insieme ad un terzo di stecca di vaniglia. Nel frattempo sciogliete il burro e il cioccolato nel microonde e metteteli in una pentola insieme allo zucchero,
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mescolate bene e poi unite la farina, aggiungete il latte tiepido a filo fino ad avere una cremina, mescolate con una frusta a mano e man mano unite tutto il latte che avete riscaldato.

Ponete la pentola sul fuoco e fate addensare a fuoco dolce mescolando in continuazione con la frusta in modo da evitare la formazione dei grumi. Quando la crema inizia a bollire aspettate un altro minuto e poi spegnete il fuoco, dividete la crema in degli stampini monoporzione. Per facilitare l’estrazione del budino dovete bagnare gli stampi con un pochino di acqua, in alternativa basterà usare quelli in silicone. Mettete i budini in frigorifero, coperti dalla pellicola trasparente o dalla carta stagnola per almeno 4 ore.

Sformate i budini immergendoli in acqua calda per 30 secondi,
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girateli su un piattino da portata e decorate a piacere con cacao amaro o con un ciuffo di panna montata.