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In contemporanea col Palazzo delle Esposizioni di Roma, l’Atahotel Varese Business Resort ospita un’importante mostra di 49 litografie originali a colori di Alexander Calder (Philadelphia 1898 New York 1976). Si tratta di un unico fondo di perfetti esemplari stampati da Fernando Mourlot, Maeght Editore, Parigi. Alcune tavole sono tratte da Derrière le miroir, altre sono affiches in litografia, datate e firmate in lastra.

L’eccezionalità della mostra è dettata dall’elevato numero di pezzi, assai raro da reperire sul mercato italiano ed europeo, in grado pertanto di offrire allo spettatore uno sguardo di ampio respiro sulla ricerca artistica di uno dei massimi esponenti dell’arte americana del XX secolo. Inoltre tutte le litografie sono in vendita, motivo che spingerà piccoli e grandi collezionisti a visitare la mostra alla ricerca del pezzo più adatto alle proprie esigenze ed alle proprie tasche, magari da mettere sotto l’albero di Natale.

Caratterizzate da uno straordinario senso cromatico, tanto che Marcel Duchamp definì l’arte di Calder pura joie de vivre, le litografie in mostra riflettono per soggetto e struttura le sculture che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, destinate a stravolgere il concetto stesso di opera tridimensionale, non più compatta ed immobile, ma al contrario, leggera e mobile. A determinare un cambiamento così radicale fu una notte trascorsa su una nave al largo della costa guatemalteca. Calder, che all’epoca era ancora un giovane ingegnere, rimase folgorato dalla contemporanea visione, alle estremità opposte dell’orizzonte, di una splendida alba e di una luminosa luna piena. Questo, per sua stessa ammissione, fu l’inizio della sua nuova attività: decise, figlio di uno scultore e di una pittrice, di divenire anch’egli un artista.

La levità, l’allegria ed il gioco divengono così il fil rouge che attraversa la sua intera produzione attraverso cinque decenni. Ed il pubblico ritroverà quei piani, quelle sfere e quei nuclei sospesi in aria, tipici dei suoi Mobiles, nei piccoli oggetti danzanti che popolano questa straordinaria selezione di litografie.

+ 39 328 6735752Alexander Calder nacque a Lawnton, un sobborgo di Philadelfia in Pennsylvania, nel 1898, da una famiglia di artisti. Fu il nonno paterno, scultore, ad immigrare dalla Scozia negli Stati Uniti. Anche i genitori di Alexander erano artisti, pittrice la madre, scultore il padre, entrambi sensibili alla cultura dei nativi d’America.

Laureatosi in ingegneria nel 1919, il giovane Calder esercitò i più diversi mestieri: contabile, rappresentante, assicuratore, mozzo, poi, un insieme di circostanze tra le quali una folgorante visione naturale e la paterna sollecitazione, lo indussero a dedicarsi all’arte.

Nel 1923 si iscrisse prima ai corsi serali di Clinton Balmer, poi all’Art Students League di New York, dove, tra gli altri, ebbe come insegnante John Sloan, alla cui influenza debbono riferirsi i suoi primi dipinti ad olio con scene metropolitane. Seguì anche i corsi di Boardman Robinson che lo iniziò al disegno a tratto lineare, divenuto in seguito elemento stilistico fondamentale del suo lavoro.

Un tratto sottile e sicuro compare nei primi disegni umoristici pubblicati nel giornale satirico newyorkese, “The National Police Gazette” tra il 1923 ed il ’25, e ricompare materializzato nelle sculture in filo di ferro, il gruppo di opere che segnò il suo esordio.

Al 1926 risale il primo viaggio di Calder a Parigi, dover l’artista soggiornò a lungo. Lì perfezionò piccoli oggetti zoomorfi o antropomorfi, realizzati con materiali diversi, dagli objets trouvés al filo di ferro, legno, stoffa, barattoli di latta; popolò, inoltre, il suo celebre Cirque, acrobati, ballerini, diversi generi di animali, clowns che l’artista animava offrendo ai suoi amici dei veri e propri spettacoli “ricchi di humor e di infantile allegrezza”, come li definisce Giovanni Carandente.

In quello stesso periodo mise a punto anche un genere di ritratto ottenuto con il filo di ferro, che continuerà a realizzare negli anni. Alla Weyhe Gallery di New York nel 1928 tenne la sua prima mostra personale, interamente dedicata alle opere in filo di ferro.

lo stesso Calder che dichiarò, in diverse occasioni, quanto sia stata per lui importante la visita allo studio di Piet Mondrian, dove si recò nel 1930, ricambiando la visita che Mondrian gli aveva fatto in occasione di una delle rappresentazioni del Cirque. “Uno choc necessario” definì quell’incontro, in seguito al quale abbracciò l’astrattismo, senza peraltro rinunciare mai ad un serrato e divertito dialogo con le forme della natura.

Nella Parigi cosmopolita e capitale delle arti, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, dove Calder trascorreva lunghi soggiorni alternandoli a quelli newyorkesi, prese corpo il suo lavoro a contatto con i principali protagonisti della scena artistica internazionale. Con Juan Mir allacciò una solida ed intramontata amicizia, Jules Pascin presentò la sua mostra personale nella Galerie Billiet di Parigi nel 1929, nel 1931 Fernand Léger scrisse un’introduzione per la sua mostra personale alla Galerie Percier di Parigi, quella in cui espose le prime sculture astratte dipinte con l’esclusivo impiego dei colori primari, Marcel Duchamp propose il titolo di Mobile per le sue prime sculture cinetiche esposte nel 1932 alla Galerie Vignon di Parigi, Hans Arp controbatté appellando Stabile le sue sculture astratte non in movimento.

Nella sua presentazione Léger aveva definito Calder un americano al 100% e si chiedeva “Eric Satie illustrato da Calder? Perché no?”: nel 1936 Calder realizzò la sua prima collaborazione teatrale, disegnando le scene per il Socrate di Satie prodotto dal Wadsworth Atheneum di Hartford.

Nel 1937, presentato da Mir, partecipò alla realizzazione del celebre padiglione spagnolo all’Esposizione Universale di Parigi, realizzando l’ingegnosa Fontana del mercurio.

Nel 1931 l’artista aveva aderito al movimento Abstraction Création e fu in quell’anno, particolarmente importante per la sua vita è lo stesso in cui sposò Louisa James che giunse ad ideare le sculture in movimento, alcune azionate da macchinari (che presto smise di utilizzare), altre mosse da fattori contingenti o atmosferici.

Nelle opere di Calder il movimento, assunto come emblema dell’epoca contemporanea dai Futuristi in poi, ha la stessa qualità della vita e sprigiona un sottile senso dell’umorismo. La sua grande invenzione, maturata attraverso l’esperienza delle figure animate del Cirque, sta nell’organizzazione di forze contrastanti che mutano le loro relazioni nello spazio, modificando continuamente la forma della scultura. Questa è l’interpretazione di James Johnson Sweeney che presentò la prima mostra personale di Calder nella galleria di Pierre Matisse a New York nel 1934 e che nel 1943 curò la sua prima esaustiva monografia, pubblicata in occasione della mostra retrospettiva al Musueum of Modern Art di New York.

Nel 1946 fu Jean Paul Sartre a presentare la mostra di Mobile nella galleria Louis Carré a Parigi, tracciando un sottile legame tra quelle sculture e l’Esistenzialismo: “Un Mobile non significa nulla, cattura i movimenti della vita e li mette in forma. I Mobiles non significano niente altro che se stessi (.) sono degli assoluti (.) Sono invenzioni liriche, combinazioni tecniche, quasi matematiche e allo stesso tempo il simbolo sensibile della Natura, di questa grande Natura incolta che sperpera il suo polline (.) che non si sa se sia la cieca catena di cose ed effetti o non il timido, incessante disordinato sviluppo di un’idea”.

Nel 1933 Calder aveva acquistato la tenuta di Roxbury nel Connecticut. Lì apparvero le sue prime sculture di grandi dimensioni, frutto di un rinnovato incontro con l’ambiente americano ed i prototipi degli Stabile monumentali.

Nel 1953 l’artista acquistò una casa a Saché, nell’Indre et Loire, in Francia, dove installò un altro grande studio, trascorrendo da allora sempre più tempo in Europa.

Innumerevoli sono i campi nei quali l’artista ha applicato il suo estro, celebri i suoi libri illustrati, i suoi gioielli, i suoi disegni per arazzi e tappeti, numerose le sue collaborazioni teatrali sino allo spettacolo da lui interamente ideato, Work in Progress, andato in scena al Teatro dell’Opera di Roma nel 1968. Oltre ai Mobile ed agli Stabile ha realizzato altri consistenti gruppi di lavori: le Costruzioni gotiche degli anni Trenta, le Costellazioni e le Torri del decennio successivo, cicli di sculture in legno ed in bronzo; ha costantemente dipinto e disegnato, sempre fedele alla scelta dei colori primari.

Numerosi furono i riconoscimenti che Calder ricevette a partire dal Gran Premio della Scultura alla Biennale di Venezia del 1952. Molte le committenze pubbliche, tra le quali il soffitto dell’aula magna dell’Università di Caracas ed un numero veramente elevato di Mobile e di Stabile, tra cui 125, il Mobile del 1957 installato all’aeroporto John F. Kennedy di New York, La Spirale del 1958 per il Palazzo dell’UNESCO a Parigi, Man del 1967 a Montreal, El Sol Rojo del 1968 a Città del Messico, Flamingo del 1974 a Chicago.

Lunga la lista delle mostre retrospettive, tra le quali ricordiamo quelle del Guggenheim Musuem di New York nel 1964, della Fondation Maeght di Saint Paul de Vence nel 1969, del Museum of Contemporary Art di Chicago nel 1974, del Whitney Museum of American Art di New York nel 1977, del Palazzo a Vela di Torino nel 1983, della National Gallery di Washington nel 1998.

Calder morì a New York nel 1976.

Lo spazio

Questa nuovissima struttura Atahotels sorge a Varese, città giardino ai piedi delle Alpi, circondata dal verde e da un’atmosfera tranquilla, a due passi dai più bei laghi italiani e svizzeri. La posizione strategica, di fronte all’Ippodromo “Le Bettole” ed a pochi minuti dal centro città, le sue 220 camere doppie suite tutte con terrazzo arredato ed il centro congressi all’avanguardia fino a 1200 posti, rendono l’Atahotel Varese Business Resort una tappa obbligata per l’uomo d’affari che predilige una location originale per la propria attività ed una meta attraente anche per il turista. L’offerta è arricchita dal Fitness Center attrezzato TechnoGym, dalla piscina riscaldata con idromassaggio e solarium, dal ristorante panoramico con sala modulabile fino a 500 posti e dal bar, per i momenti informali e di relax, nonché da parcheggio e garage fino a 300 posti auto. Stazione di Varese: 2 Km. Aeroporto Malpensa: 30 Km. Aeroporto Linate: 75 Km. Aeroporto Lugano: 30 Km. Uscita autostrada A8 Varese: 8 Km. Polo fieristico Rho Pero: 45 km. Milano: 50 km. Confine Svizzero Gaggiolo: 12 km.
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