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Minturno: Prima di passare ad affrontare gli eventi sanguinosi della vera e propria mattanza che intrise di sangue il suolo di questo terra voglio concludere con delle ultime note di colore, dedicate a Scauri, il rapido, e forse un po’ contorto, excursus nella storia e negli anni felici ed infelici vissuto dal mio Golfo. Contorto sol perché quando parlo dei tempi che furono un groppo mi attanaglia la gola quasi che una ghiandola tiroidea cresciuta d’improvviso a dismisura premesse sulla trachea ed, essere immondo dotato di una propria autonomia, provasse a soffocarmi con luridi viscidi tentacoli.La pianura su cui si affacciano il capoluogo Minturno e le sue frazioni collinari, vere balconate che danno su un paradiso in parte perduto, è quella che ancor oggi, fortunatamente, ospita le rovine magiche, in minima parte restituite alla luce, dell’antica Minturnae e della preromana Pirae con le sue mura ciclopiche.La duna sabbiosa, fino a metà anni sessanta e come ho già sottolineato, la faceva da padrona incontrastata coperta da macchia mediterranea, da agavi che una a seguire l’altra innalzavano verso il cielo lo stelo legnoso, portatore di un’infiorescenza sontuosa, che al termine della sua non breve vita si ripiegava su se stesso e decretava la fine del ciclo vitale della pianta tutta. E poi gli stranissimi piccoli meloni asinini che giunti a maturazione sputavano lontano dalla pianta madre, con una sorta di potente eiaculazione, i loro semi pronti a generare nuova vita; le striscianti piante grasse dette artiglio di strega che in piena estate esplodevano in una lussureggiante fioritura di un carico colore viola e per finire lo strame dalle foglie taglienti che a sua volta esplodeva in strani fiori bianchi, in verità sementi, a forma di morbidi piumini simili a quelli che le nostre madri e nonne utilizzavano per nettare il pulviscolo che andava a depositarsi sulle suppellettili. E non posso dimenticare i magnifici asfodeli i cui rizomi, sostenevano gli antichi padri, erano cibo per le anime dei trapassati; le rarissime e velenosissime ferule pianta di cui, secondo una tenerissima leggenda dal truce finale, si servì Prometeo per nascondere, nel ventre cavo dello stelo di una sua infiorescenza, la fiamma che poi donò agli uomini perché anche loro godessero del fuoco, e del cui miele saporitissimo e dolcissimo si nutrivano i succiacapre ( microscopici uccelli attivissimi al calar della tenebra che Lovecraft, l’allucinato e razzista odiava a morte gli emigrati italiani nonché grandissimo scrittore statunitense, elevò al rango di abituali e non secondari interpreti delle sue storie fantastiche intrise di atmosfere demoniache e mostri orrendi); i cespugli di ginestre dallo stello tubolare e verdissimo affogati letteralmente in migliaia di petali di un giallo quasi innaturale tanto è carico. e del Presidente del Basket Scauri non conosce limiti Si può essere masochisti per ragioni prettamente economiche? (2)03 dicembre 2017 di Bastardo_senza_gloria Minturno: La Caritas di Gaeta incontra il sindaco di Minturno per concertare strategie contro l’azzardo La Chiesa di Gaeta continua il percorso di contrasto all’azzardo attraverso la Caritas diocesana02 dicembre 2017 di marcellino Minturno: Ronde violente a Scauri Perchè delegare a loro, ciò che dovrebbero fare le forze dell’ordine? (4)27 novembre 2017 di MJR Minturno: Il basket Scauri e il masochismo Sì può essere masochisti e sadici allo stesso tempo?26 novembre 2017 di Bastardo_senza_gloria Minturno: “Il Sud Pontino ha sete! Il servizio idrico integrato e l’emergenza idrica: le difficoltà dei cittadini!”21 novembre 2017 di TF Press Minturno: La favola dei delfini spiaggiati (terza e ultima parte) Basket Scauri: time out questo sconosciuto, ovvero come subire una rimonta e non muovere un dito
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