peuterey piumini outlet il padrino sparito dopo una vacanza a Forte dei Marmi

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Dai “viddani coi peri incritati” a “U siccu”. Già, l’epopea dei corleonesi è terminata con l’arresto di Bernardo Provenzano e più o meno da quel giorno è lui, Matteo Messina Denaro, il capo dei capi, l’ultimo dei padrini. L’uomo che regna su Costa Nostra, ricercato dalle polizie di mezzo mondo ma introvabile. Quasi un fantasma. Un’ombra che aleggia da anni e la cui oscurità, ora, sembra arrivata fino alla Toscana. O forse sarebbe meglio dire tornata.

PANE E MAFIA. La sua storia, quella del “secco”, d’altra parte è fatta di pane e mafia. Perché il papà, Francesco, era il capomandamento di Castelvetrano, il paese in provincia di Trapani, a due passi da Mazara del Vallo, dove questa storia è iniziata. Don Ciccio ha insegnato tutto al figlio, compresi i segreti della latitanza. Lui, infatti, si fece trovare solo nel 1998, quando un infarto lo aveva già stroncato e il corpo fu lasciato nelle campagne vicino al paese come ultimo gesto di sfida nei confronti di chi gli aveva dato la caccia. Da allora comanda Matteo. E il suo regno è cresciuto di anno in anno.

L’ASCESA AL POTERE. Prima la provincia di Trapani, poi l’intera Sicilia. Fedelissimo di Totò Riina, dopo l’arresto del boss che volle la morte di Falcone e Borsellino si mise agli ordini di Provenzano, padrino con cui scambiava pizzini pieni di rispetto e di affetto, ma che in realtà seguiva solo in parte. Era uomo d’azione, Messina Denaro. Faceva parte dei gruppi di fuoco, quelli pilotati dai fratelli Graviano nell’anno terribile 1993. Era già nel gota mafioso, ma quasi fosse uno scherzo del destino è stata propria l’offensiva dello Stato a spalancargli le porte del comando. Uno dopo l’altro sono caduti Provenzano, Bagarella, i fratelli Graviano e soprattutto quel Salvatore Lo Piccolo (in manette dal novembre del 2007) che quel trono glielo contendeva. C’era aria di una nuova e cruenta guerra di mafia, in quei giorni, ma il blitz di Giardinello ne decise le sorti prima ancora che potesse iniziare.

GLI INTERESSI. Da allora comanda lui, Matteo Messina Denaro. E’ diventato il ricercato numero uno. Lo è tuttora ed è anche fra i primi 5 di tutto il mondo. Le inchieste hanno portato in cella molti dei suoi fiancheggiatori, su tutti Filippo Gattadauro, amici e familiari, compresa la sorella Patrizia. Nel corso degli anni sono stati sequestrati beni a lui riconducibili per milioni di euro. I suoi interessi spaziavano e spaziano dalle grande distribuzione organizzata all’ediliza. Persino un grande parco eolico è finito coi sigilli.

LA BELLA VITA. Dell’invisibile, però, nessuna traccia o quasi. Il sospetto è che sia arroccato nel suo territorio, la provincia di Trapani, perché così vuole la storia di ogni padrino, da don Calò Vizzini in poi. Ma Matteo Messina Denaro è un boss diverso. Amava e forse ancora ama la bella vita. I bei vestiti, le auto di lusso, i viaggi. Le donne, soprattutto. Per una commise forse il suo primo omicidio, un’altra è finita in carcere perché lo ha ospitato per anni, un’altra ancora gli ha dato persino una figlia che però non avrebbe mai conosciuto e che avrebbe anche lasciato la casa della nonna per rifarsi una vita diversa. Intanto di lui restano poche tracce.
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