daunenmantel peuterey il racconto di una giornata all’outlet di Barberino del Mugello

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BARBERINO DEL MUGELLO. Il primo assalto lo hanno subito le toilette. Lo rivelano le donne delle pulizie. Quando siamo arrivate c’era gente che aveva passata la notte all’addiaccio e cercava almeno un bagno. Il secondo assalto alle 9 ai bar, come il Ca’Puccino, per rifocillarsi. Il terzo assalto con fila dalle 9 alla boutique di Peuterey (poi spiegheremo il perchè). Questo il bollettino di guerra dell’outlet di Barberino del Mugello il primo mattino del primo giorno dei saldi, ovvero il 3 gennaio.

Un bollettino alle 13 già vittorioso. Abbiamo il 7% in più di visitatori dello scorso anno annuncia Maria Chiara Bellomo, bella signora montecatinese. E’ la centre manager di Barberino, costruito dai Fratini, quelli della Rifle e oggi in mano al fondo McArthurGlen. Tanta gente, ma troppa senza o con pochi pacchi. Basta vedere la media degli scontrini spiega Aldo Della Valle, area manager di Massimo Rebecchi molto più bassa del passato. I saldi un tempo volevano dire comprare tre maglie, una giacca, un impermiabile. Oggi ci si limita ad una maglietta.

Rebecchi è un marchio toscano, fondato dall’omonimo stilista viareggino. Ma avere un negozio in un outlet rende sempre? Fondamentalmente sì conclude Della Valle. Ma torniamo a Peuterey, dove ci si picchia per recuperare un giubbotto e dove avete almeno 30 persone davanti nella coda per le casse. Il motivo di questo amore per il marchio toscano (nato a Carrara oggi con sede ad Altopascio) fa scoprire che praticare i saldi è anche un lavoro o perlomeno un impegno. Perchè c’è la coda? Perchè spiega Tania, signora che arriva da Pisa è la prima boutique outlet di Peuterey, aperta solo un mese fa. Quindi è la prima volta che fa i saldi. Insomma bisogna informarci, come ci conferma un signore che esce raggiante. Lo sapevo da mesi di questa apertura. Sono contento: ho risparmiato 500 euro. Un altro cliente conferma che i saldi sono un’attività seria (per l’acquirente). Vengo da Sassuolo, sono stato qui tre giorni fa quando c’era poca gente. Ho scelto delle cose e stamani sono tornato per comprarle a saldo. Nessuno ormai acquista per stretta necessità. Chi viene ha almeno 10 giacche in guardaroba, tre cappotti, qualche decina di paia di scarpe. Per molti, ma non è una novità, lo shopping è solo un effetto placebo, una consolazione rispetto alle tristezze della vita o del momento. Ma, conferma una commessa: Una felicità che dura giusto quella mezz’ora che segue lo scontrino. Signora Bellomo, gli outlet al posto dello psicologo e del Prozac? La manager si mette a ridere.

Al centro informazioni le telefonate sono disperate. Si vuole sapere se i saldi iniziano effettivamente oggi, se quel negozio è aperto, se c’è ancora spazio nei parcheggi. Alle 11 sono esauriti. Con varie conseguenze. Che le auto sono ovunque,
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dai cordoli alle vie di fuga. E con un famiglia che si presenta alle informazioni per chiamare i carabinieri. Sono una mamma e due adolescenti. Ci hanno malmenati per il posto auto. Abbiamo preso il numero di targa e ora facciamo denuncia ai carabinieri. Brutta cosa, ma la gente è tanta, un violento capita. Nei sabato normali si viaggia sui 15 mila visitatori. Il record fu di 35 mila visitatori, ma era estate e la sera cantava Gloria Gaynor. I will survive aggratis valeva ampiamente il viaggio e un po’ di patema per i parcheggi. I posti auto sono 2500, ma non bastano. Anche perchè l’outlet ha visto aumentare in poco più di un anno le boutique. Quelle nuove sono 40 per un totale di 130.

A Barberino non soffrono crisi di visitatori, neppure stranieri. In altre realtà spiega ancora Bellomo hanno visto un calo di russi vista la crisi e partendo dall’Ucraina. Noi per fortuna no: il 40% degli stranieri è russo. Gli orientali quelli veri con gli occhi a mandorla li trovate tutti o quasi al negozio di Prada. Dove non si fanno saldi, solo special prices. I cinesi di Prato sono invece ovunque. Ad occhio e croce sono i visitatori più giovani e anche entusiasti. Tanti emiliani e tantissimi toscani. La coda più lunga (dopo Peuterey, naturaliter) la trovate da Ralph Lauren. Motivo banale: il simbolo del giocatore di Polo ha fama mondiale ma qui fanno mega sconti, fino al 60%.

Primo giorno di saldi: viaggio nell’outlet di Barberino del Mugello C chi ha dormito in camper o all Tanta gente (più 7%) ma scontrini in media più bassi. Chance finale per il commercio dopo un Natale grigio (Video di Cesare Bonifazi Martinozzi)

I francesi della Lacoste, invece, per le classiche chemise non vanno oltre il 20 30%. I saldi da outlet, in realtà non dovrebbero funzionare come in un negozio normale. Alcuni marchi lo fanno capire benissimo. Vedi Pollini: uno scarponcino ha l’etichetta col prezzo retail (370 euro), outlet (222 euro) e il saldo sull’outlet (40% di sconto) con prezzo finale, per capirci quello che si pagava ieri, di 133 euro. Da Peuterey il sistema è più semplice: un giaccone da 449 euro è venduto a 204. Io finora ho speso 800 euro, ma non ho un budget prefissato spiega uno studente (sedicente studente, è chiaro) pisano in una pausa degli acquisti. Altri non hanno budget, nel senso che non compreranno niente. Siamo venuti a fare una passeggiata racconta una coppia di Pontedera ma non abbiamo idea di niente. Forse nel pomeriggio andremo ai Gigli, magari perchè lì c’è anche caldo. Non ci manca la fantasia di comprare, mancano i soldi.

Eppure Barberino è outlet popolare, nel senso che prevale la moda casual, per un pubblico medio. La divisa dei 30 40enni (l’età più presente) è jeans, giubbotto e ciuccia di lana ben calata. Qualche signora elegante si presenta da Cavalli, qualcuno scruta i vestiti dei Brook Brothers. Ma pochi. La caccia all’affare si fa da Diffusione Tessile. Ci sono cappotti di Max Mara a cui tolgono il marchio e dimezzano il prezzo spiega Irene da 1000 a 500 euro. Questo è un vero affare perchè è roba di qualità. E qui qualcuno alza il velo su un mistero mai chiarito. Secondo qualche cliente (e molti commercianti delle città vicine) nei giorni dei saldi si rovesciano dei negozi prodotti fatti apposta per i saldi, di qualità diversa dalle normali linee della grandi marche. Vero o non vero, questa sarebbe una violazione della legge toscana che prevede per i saldi solo la vendita di fine stagione. Un dato accertato basta vedere le etichette è il proliferare del made in China (o in Vietnam,
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cambia poco) fra le camicie più amate dai veltroniani o le scarpe simbolo del Sessantotto. E allora perchè correre come pazzi fin dall’alba. Non li capisco proprio sussura sfinita una giovane commessa. E sono solo le 13 del primo giorno di saldi.