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Dopo il successo di pubblico e di critica di Blues For The Working Class e Live for the Working Class, Daniele Tenca presenterà il nuovo album Wake Up Nation! (Route 61 Music) sabato 9 marzo a Zig Zag. Dopo aver messo il blues e il rock’n’roll a servizio di problematiche attuali quali il lavoro nero, la precarietà, le morti bianche, le discriminazioni sociali, con il rinomato Blues For The Working Class, il cantante e chitarrista milanese Daniele Tenca rivolge l’attenzione alla situazione economico e sociale dei nostri giorni, dove la crisi e le difficoltà economiche sembrano soffocare la rabbia e la necessità di ribellarsi. Canzoni e musica per svegliare le coscienze addormentate di questo secolo. Il risultato è musica coinvolgente, che ripropone il blues come veicolo di comunicazione sociale, grazie anche all’apporto di artisti blues di valore internazionale (Andy J. Forest, Paolo Bonfanti, Maurizio Gnola Glielmo) e a una verve carica di energia e di entusiasmo. I segreti di Wake Up Nation sono tutti lì: il suo nuovo disco è un’altra incursione tra rock’n’roll e ruvido blues sempre con una particolare attenzione a cosa ci sta intorno. Una gran quantità di chitarre di ogni forma e foggia non solo fanno di Wake Up Nation uno dei dischi più intensi di questi primi mesi, ma costituiscono la spina dorsale di un bel salto di qualità per Daniele Tenca.

Violinista con un diploma del conservatorio e grande appassionata di rock’n’roll, Chiara Giacobbe ha prestato la sua sensibilità musicale a una vasta selezione di musicista che ne hanno potuto apprezzare il gusto e le doti tecniche. A partire dalla sua frequentazione con i Lowlands, uno dei gruppi emergenti della fervente area pavese, Chiara Giacobbe si è costruita un curriculum di tutto rispetto che l’ha portata a collaborare con artisti italiani e internazionali e in tempi più recenti a considerare con sempre maggiore convinzione una carriera solista. Proprio Ready To Go (Rigo Records), primo segnale della sua svolta discografica, sarà l’oggetto della presentazione prevista a Zig Zag, sabato 6 aprile: sei canzoni in cui Chiara Giacobbe si alterna al violino e alla voce accompagnata da Gege Picollo alle chitarre (acustiche) e Mariano Nocito al basso. Ready To Go è un piccolo gioiello che svela, oltre alla raffinatezza degli arrangiamenti, anche le fin qui inedite capacità del songwriting di Chiara Giacobbe, ormai in grado di addensare stili e passioni a cui si è dedicata a lungo in forme originali. Un talento da scoprire: l’incontro è libero e gratuito, con consueta degustazione enologica conclusiva.

Uno dei musicisti più affascinanti e misteriosi degli ultimi anni, Willy DeVille, è il protagonista dell’appassionata biografia che gli ha dedicato Mauro Zambellini Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille (Pacini Editore, collana Fanclub) che ci presenterà in anteprima sabato 20 aprile 2013, a partire dalle ore 17.30. Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille colma una lacuna imperdonabile perché dalla sua scomparsa, avvenuta nell’agosto 2009, all’età di 59 anni, Willy DeVille è stato dimenticato, quasi rimosso, ed è un caso più unico che raro, visto che i riconoscimenti postumi ormai sono la regola. E’ vero che era difficile afferrarlo con quel viso spigoloso, quei modi da giocatore d’azzardo, quello sguardo malizioso e penetrante, quella battuta sferzante e sempre pronta C’era qualcosa in Willy DeVille che il rock’n’roll non ha più, un senso di romanticismo, di passato remoto, di fascino indimenticabile. Un personaggio dal carisma unico, per quanto folle e controverso nei suoi drammatici risvolti esistenziali. Con l’introduzione di Kenny Margolis, storico tastierista dei Mink DeVille, Love And Emotion. Una storia di Willy DeVille, a oggi l’unica sua biografia al mondo, racconta vita e musica di un artista unico con un taglio romanzato e scorrevole, facendo parlare direttamente i personaggi che l’hanno conosciuto e con cui ha suonato e narrando la sua storia disco dopo disco.

Steve Earle è uno dei personaggi più rappresentativi della musica americana degli ultimi trent’anni. Dai tempi del suo esordio, avvenuto nel 1986 con Guitar Town al recentissimo The Low Highway si è distinto per la vasta gamma di soluzioni sonore con cui si è espresso, dal più esplicito rock’n’roll alle radici delle tradizioni americane, e per la profondità delle sue canzoni. Fabio Cerbone, direttore del seguitissimo website

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e autore dell’unico riscontro bibliografico su Steve Earle, il capitolo che gli ha riservato in Fuorilegge d’America (Distorsioni), gli dedicherà una retrospettiva a Zig Zag, San Donato Milanese (via Libertà, 10, 02/5272125) sabato 4 maggio 2013 a partire dalle ore 17.30. Oltre per la sua ormai trentennale carriera musicale, Steve Earle è noto per l’espressione di posizioni radicali e convinte che spesso l’hanno portato a esporsi in modo pubblico, coerente e convinto, come successe durante il periodo dell’amministrazione Bush, o per la sua esplicita contrarietà alla pena di morte. D’altra parte Steve Earle è stato protagonista anche di esperienze drammatiche ed estreme nella sua stessa vita, avendo frequentato a lungo i meandri oscuri della tossicodipendenza e dell’emarginazione, da cui è riemerso grazie a una non indifferente forza di volontà. Il suo coraggio è testimoniato anche dall’attività di scrittore, diventata una realtà con la raccolta di racconti Le rose della colpa (Meridiano Zero) e con il romanzo Non uscirò vivo da questo mondo (Mondadori) in cui uno dei protagonisti principali è il fantasma di Hank Williams, uno dei punti di riferimento di Steve Earle, e descritto da Patti Smith “come un sogno pieno di bellezza, rimorso e redenzione da cui non puoi ridestarti”. In realtà, sia il romanzo, sia la vita di Steve Earle sfiorano più di una volta i toni dell’incubo, ma anche questo lo rende un personaggio unico.

Con mezzo secolo di carriera alle spalle Tom Petty The Heartbreakers, rappresentano una delle più longeve e, ancora oggi, efficaci rock’n’roll band di sempre. Fabio Cerbone, direttore di

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dedicherà alla loro storia una retrospettiva monografica, a Zig Zag, sabato 16 novembre ore 17.30. Dall’omonimo esordio del 1976 a Mojo del 2010, Tom Petty The Heartbreakers si sono confermati una straordinaria realtà del rock’n’roll, capace di distinguersi attraverso un suono riconoscibilissimo, in particolare per le chitarre di Mike Campbell e le tastiere di Benmont Tench, così come per una folta discografia in cui non sono rari capolavori come Damn The Torpedoes, Full Moon Fever o Wildflowers. D’altra parte, la loro instancabile attività dal vivo li ha segnalati per una conoscenza maniacale della storia del rock’n’roll e per un gusto raffinato che ha portato gli Heartbreakers a diventare tra gli strumentisti più richiesti, diventando importanti testimoni anche dell’epico crepuscolo degli American Recordings di Johnny Cash. Ancora in attività (Ron Blair al basso, Steve Ferrone alla batteria e Scott Thurston alla chitarra e alle tastiere completano la line up) Tom Petty The Heartbreakers sono stati inoltre protagonisti di Runnin’ Down A Dream, il film di Peter Bogdanovich che ne ha rivisto tutta la lunga ed emozionante carriera. Come tutti gli incontri di Zig Zag, anche quello dedicato a Tom Petty The Heartbreakers, di cui va anche ricordata una rara coerenza nei confronti dell’industria discografica e del proprio pubblico, è libero e gratuito, e seguito dalla tradizionale degustazione enologica conclusiva.[/img]

L’incontro sarà sviluppato attraverso la narrazione di Gianni Del Savio, redattore del Buscadero e speaker di Radio Popolare, con gli interventi teorici e pratici del sassofonista lodigiano Lorenzo Rota che già aveva sviluppato un’analoga monografia dedicata a Sonny Rollins. Nella sua casualità il passaggio tra i due appuntamenti è una coincidenza significativa: la grande svolta nella vita e nella carriera di John Coltrane (1926 1967) avviene nell’incontro con Miles Davis. Nel 1955, il grande trombettista, dovendo sostituire proprio Sonny Rollins, scelse John Coltrane. Un legame controverso e complesso che portò però all’incisione di numerosi album, compreso uno dei capolavori assoluti del ventesimo secolo, Kind of Blue, nel 1959. Da allora John Coltrane ha moltiplicato i suoi sforzi artistici in tutte le direzioni possibili, scavalcando più di una generazione di musicti e arrivando nel 1964 al suo masterpiece, A Love Supreme. Altre scoperte lo portarono a confrontarsi con gli aspetti più estremi dell’improvvisazione jazzistica o verso le radici africane seguendo un’ispirazione che lo stesso John Coltrane descriveva così: “Non c’è mai fine. Ci sono sempre dei suoni nuovi da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c’è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggior chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ci ascolta l’essenza, il meglio di ciò che siamo”. L’incontro dedicato a John Coltrane da Zig Zag è libero e gratuito, con consueta degustazione enologica conclusiva.

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James Brown,
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uno dei più importanti e influenti musicisti del ventesimo secolo sarà al centro della retrospettiva che gli sarà dedicata da Gianni Del Savio nell’incontro di Zig Zag, sabato 29 marzo, a partire dalle ore 17.30. E’ impossibile essere transitati dalla passione per la musica senza avere incontrato, in un modo o nell’altro, il nome di James Brown. Un artista dai comportamenti e dalle modalità controversi, ma che, dal punto di vista musicale, è uno di quelli che hanno determinato la direzione della musica, nera e non solo. Affondando le sue radici nei primissimi gruppi vocali, doo wop compreso, e mescolando blues, gospel, rhythm and blues e soul, James Brown è diventato James Brown rinnovandone gli schemi ritmici afroamericani con particolare impatto sul funky, fino ad essere uno dei principali riferimenti della cultura hip hop, per stile interpretativo e campionamenti. Nella sua storia si legge in filigrana tutto il legame tra la musica e la volontà di emancipazione, tra il duro lavoro quotidiano, palco dopo palco, compresi gli storici concerti all’Apollo, e l’urgenza della rivendicazione dei diritti. Come scriveva nella sua autobiografia, I Feel Good (minimum fax): “Se chi aveva il potere negli anni quaranta e cinquanta teneva l’America prigioniera, il rhythm and blues, il soul, il country e il rock’n’roll furono le chiavi che diedero la libertà alla generazione successiva. La musica non si limitava a parlare di ribellione, la musica era ribellione. Prima del rock’n’roll nessuna generazione si era mai ribellata in blocco, almeno non con la musica. Questi ragazzi invece cominciarono a pensare, e a usare il proprio passato come pietra di paragone per guardare il futuro”.

L’entrata è libera e gratuita, con degustazione enologica finale.

Un ospite d’eccezione sarà protagonista dell’incontro sabato 14 febbraio : il pianista Gaetano Liguori presenterà Confesso che ho suonato (Skira, 220 pagine, 16 euro). Rubacchiando il titolo all’autobiografia di Pablo Neruda, Gaetano Liguori ha assemblato una storia caleidoscopica, florida, per quanto frammentaria, e ricca di intrecci e connessioni perché, come direbbe il poeta, “queste memorie, o ricordi, sono discontinue e a tratti si smarriscono perché così appunto è la vita. La mia vita è una vita fatta di tutte le vite”. Lui comincia prestissimo, tra le nebbie milanesi, essendo figlio d’arte: il padre è un richiestissimo batterista e proprio lì Gaetano Liguori comincia, per poi rimanere affascinato dal pianoforte, sulla cui tastiera ha trascorso gran parte della sua esistenza. Confesso che ho suonato la ripercorre tutta, dalle primissime prove nelle cantine e nei fumosi locali di una Milano che è sparita nel nulla, a tutte le manifestazioni per questa o quella causa (Gaetano Liguori non è mai mancato all’appuntamento) fino alle smodate passioni per i viaggi e per il cinema. Il primo (e in fondo, l’unico) amore è però il jazz, con una sentita deviazione free, e non soltanto per il gusto estetico, quanto per la sua applicazione nel cercare di comprendere la realtà. L’aneddotica che attraversa Confesso che ho suonato è infinita, perché nella sua versatilità e nella sua particolarissima interpretazione dell’idea di “free”, Gaetano Liguori ha suonato per e con tutti, da Dario Fo a Demetrio Stratos fino ai cardinali Carlo Maria Martini e Dionigi Tettamanzi, sempre ribadendo l’identità di “un pianoforte contro” e una straordinaria dedizione alla musica. L’ingresso è libero e gratuito.

Più di ogni altra rock’n’roll band i Creedence Clearwater Revival hanno rappresentato un’estetica e un modo di creare e fruire la musica come un bene comune, da potersi ascoltare pensando e divertendosi, a tutte le ore della giornata. Guidati da John Fogerty, quattro ragazzi in camicia di flanella (con lui il fratello Tom alla chitarra con Stu Cook al basso, Doug Clifford alla batteria) dai sobborghi della baia di San Francisco, piombano quasi per caso nella bolgia psichedelica dell’estate del 1968. Fin dall’inizio, si rivelano molto diversi e particolari. La loro musica echeggia un’America di mito e misteri e ben presto i Creedence Clearwater Revival cominciano a trasformarsi in una micidiale, implacabile macchina da singoli, conservando una credibilità e una freschezza fuori del comune. Una storia intensa e avvincente quella dei Creedence Clearwater Revival: faranno tutto nell’arco di pochissimi anni, essendosi sciolti nel 1970, e forse la loro non è stata una rivoluzione, ma hanno chiarito e precisato uno canone e messo a fuoco le radici (anche politiche) del rock’n’roll. Senza proclami e con un mucchio di grandissime, indimenticabili canzoni. Come tutti gli incontri a Zig Zag, l’ingresso è libero e gratuito, con degustazione enologica conclusiva.

Più di ogni altra rock’n’roll band i Creedence Clearwater Revival hanno rappresentato un’estetica e un modo di creare e fruire la musica come un bene comune, da potersi ascoltare pensando e divertendosi, a tutte le ore della giornata. Guidati da John Fogerty, quattro ragazzi in camicia di flanella (con lui il fratello Tom alla chitarra con Stu Cook al basso, Doug Clifford alla batteria) dai sobborghi della baia di San Francisco, piombano quasi per caso nella bolgia psichedelica dell’estate del 1968. Fin dall’inizio, si rivelano molto diversi e particolari. La loro musica echeggia un’America di mito e misteri e ben presto i Creedence Clearwater Revival cominciano a trasformarsi in una micidiale, implacabile macchina da singoli, conservando una credibilità e una freschezza fuori del comune. Una storia intensa e avvincente quella dei Creedence Clearwater Revival: faranno tutto nell’arco di pochissimi anni, essendosi sciolti nel 1970, e forse la loro non è stata una rivoluzione, ma hanno chiarito e precisato uno canone e messo a fuoco le radici (anche politiche) del rock’n’roll. Senza proclami e con un mucchio di grandissime, indimenticabili canzoni. Come tutti gli incontri a Zig Zag, l’ingresso è libero e gratuito, con degustazione enologica conclusiva.

Nell’evolversi degli omaggi femminili che hanno caratterizzato la stagione di Zig Zag, era inevitabile affrontare la figura carismatica, straordinaria e indimenticabile di Janis Joplin, a cui sarà dedicato l’incontro in calendario sabato 18 aprile, a partire dalle ore 17.00. Cantante protagonista della golden age del rock’n’roll, figura di riferimento di quegli anni, anche per la tragica e prematura scomparsa, Janis Joplin è stata una voce unica e singolare perché, come scriveva Ellen Willis “come la maggior parte delle cantanti femminili, non scrisse molte canzoni, ma si limitò a interpretare pezzi di altri, facendoli propri come pochi avevano osato fare. Li cantava come se stesse lottando, per aggredirli. Li strangolava fino a soffocarli, come alcuni critici lamentavano, e non del tutto a sproposito; quando però Janis era in forma riusciva a dar loro nuova vita. Con il blues, la musica che più aveva colpito la sua immaginazione, aveva lo stesso rapporto di accesa conflittualità: esso rappresentava un altro elemento esterno, con la contraddittoria tradizione di affermazione sessuale e conservatorismo sessista. Janis usò le convenzioni del blues per rifiutarne la sensibilità. Cantare il blues è un modo di superare il dolore affrontandolo con dignità, ma Janis voleva solo urlare il blues per scacciare il dolore dalla propria esistenza”. La retrospettiva dedicata a Janis Joplin sarà articolata da Mauro Zambellini, redattore del Buscadero e già autore di Love Emotion (Pacini Editore) l’unico libro al mondo dedicato a Willy De Ville, prossimo alla traduzione in inglese per il mercato internazionale. Con lui, sarà ospite speciale la miglior interprete di Janis Joplin, Arianna Antinori, accompagnata per l’occasione da voce, Joe De Roit e Davide Repele alle chitarre.
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