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Irritato con il Colle che non ha fatto nulla, malmostoso per l’accanimento giudiziario che punta a ucciderlo politicamente, pronto a tirare la corda con Letta sui provvedimenti economici “bandiera” del Pdl, ma allo stesso tempo consapevole che in questo momento far cadere il governo potrebbe essere non soltanto un problema ma addirittura controproducente.

A 24 ore dalla sentenza con cui la Consulta ha respinto il ricorso sul legittimo impedimento negato, Silvio Berlusconi continua a masticare amaro. Nel vertice notturno di mercoledì sera con vari big del partito lo sfogo è stato praticamente senza freni.

Nel mirino soprattutto Giorgio Napolitano dal quale il Cavaliere si aspettava una sorta di moral suasion sui giudici della Suprema corte in nome delle larghe intese. Un sfogo di fronte al quale tutti i convitati falchi e colombe, filogovernativi e non si sono affrettati a dare ragione al capo, assicurando di essere pronti a seguirlo in qualsiasi sua decisione. Compresa quella di far cadere il governo, scelta sollecitata in particolare viene riferito da Santanché, Verdini, Brunetta. L’ex premier si sarebbe lamentato con chi gli aveva sconsigliato di andare a parlare direttamente con Napolitano un paio di settimane fa: non è detto che quell’incontro non si faccia nei prossimi giorni ma al momento è la valutazione la sua utilità sarebbe decisamente minore.

Se mercoledì è stato il giorno degli incendiari, tuttavia,
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ieri a prevalere sarebbero stati i pompieri. Berlusconi ha visto a pranzo (oltre a Verdini) Angelino Alfano e Gianni Letta. frutto anche di questi incontri la nota con cui (per la verità non proprio tempestivamente), Paolo Bonaiuti smentisce le ricostruzioni che vorrebbero il Cavaliere pronto a far addensare fosche nubi su palazzo Chigi.

Nell’altalena umorale, l’ex premier starebbe cercando in queste ore di far prevalere la razionalità. Far cadere il governo? Il problema poi è chi lo raccoglie chiosa un suo fedele collaboratore. Perché non è scontato che il capo dello Stato sciolga le Camere o che non nasca un asse Pd grillini contro di lui. E se anche si andasse a votare, i sondaggi in questo momento vedrebbero il Pdl tutto in rincorsa e il Pd avvantaggiato dallo “sgonfiamento” del fenomeno M5s.

Anche con un occhio al calendario a Berlusconi è stata consigliata prudenza: il 9 luglio la giunta del Senato vota sull’ineleggibilità e, insomma, essere parte della maggioranza può rappresentare una garanzia maggiore. Questo non vuol dire che da questo momento in poi il Pdl non sia chiamato a “stressare” il governo sui suoi cavalli di battaglia: abolizione dell’Imu, stop all’aumento dell’Iva, detassazione delle assunzioni dei giovani e ricontrattazione dei vincoli europei. Il sostegno a Letta, dunque, al momento sarebbe confermato anche se il Cavaliere non avrebbe affatto gardito l’atteggiamento “pilatesco” mostrato dal premier, che ieri non ha voluto commentare la sentenza della Consulta.

Come andrà a finire? Impossibile dirlo,
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intanto lunedì c’è la sentenza di primo grado del Rubygate e soprattutto a fine mese la Cassazione deciderà se deve o meno sganciare all’arcinemico De Benedetti i 560 milioni per l’affaire Lodo Mondadori.