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Una notte di terrore come quella del 13 novembre 2015 cambia le vite delle persone e non solo di quelle che hanno vissuto in prima persona l’orrore, magari restando uccise o ferite oppure perdendo qualche persona casa. Anzi, una notte di terrore come quella cambia anche la storia, per certi versi.

Ma che impatto ha avuto sugli Eagles of Death Metal come entità di gruppo e come band? vero anche in questo frangente come alcuni media dissero, a ridosso della tragedia che in ogni caso “la pubblicità è sempre pubblicità, non importa di che tipo essa sia”?

Oggettivamente gli EoDM non erano certo, prima del fatidico 13 novembre, un gruppo che godeva di forte visibilità mediatica, nonostante vantino nelle proprie file la presenza di Josh Homme (Queens Of The Stone Age, Kyuss, Them Crooked Vultures nonché deus ex machina delle famose “Desert Sessions” e più recentemente collaboratore di Iggy Pop per il nuovo “Post Pop Depression”). Il loro status era quello, né più né meno, di progetto collaterale di profilo medio alto, più vicino alla classica “fun band” messa insieme per divertimento: lo prova il fatto che, fin dal principio, tutti i musicisti coinvolti hanno comunque avuto altre band o situazioni a cui dedicarsi.

Dopo la tragedia del Bataclan la band è stata, volente o nolente, protagonista di titoli e articoli non di rado approssimativi, infarciti di errori marchiani e conclusioni tratte senza fare neppure la minima ricerca sindacale su Google o Wikipedia (sono stati definiti satanisti e gruppo death metal, ad esempio). Un’iniezione di visibilità, quindi, che avrebbe potuto portare a una sorta di “salto” verso l’alto a livello di profilo e peso sul mercato discografico. Ma il condizionale è d’obbligo, perché osservando le classifiche vendita non pare che le cose siano poi cambiate di molto, per la premiata ditta Homme/Hughes.

Gli EoDM hanno sfornato quattro album fra il 2004 e il 2015: “Peace, Love, Death Metal”, “Death By Sexy”, “Heart On” e “Zipper Down”. L’ultimo, peraltro, è stato pubblicato poco più di un mese prima della notte di terrore a Parigi (infatti la band era in tour per promuoverlo). I dati di vendita mostrano come negli USA il loro best seller, con migliore posizionamento in classifica, sembri essere comunque il penultimo disco, arrivato al 57 posto della Billboard 200, mentre l’ondata post Bataclan non ha portato sostanziali variazioni di posizionamento per la band, che ha visto “Zipper Down” arrivare al massimo al 59 posto della medesima chart.

L’Europa, invece, sembra essere stata più reattiva complice probabilmente il fatto di essere stata colpita direttamente dalla tragedia, con conseguente fattore emotivo a pesare in maniera più evidente. Qui le impennate di posizioni in classifica del nuovo disco, rispetto al precedente, sono importanti: +58 in Francia (da 100 a 42), in Germania 39 posto a fronte di un disco che neppure era entrato nelle chart nel 2008, + 52 in Olanda, + 59 in Inghilterra

Stesso discorso per i singoli. Le classifiche mostrano come raramente un singolo degli EoDM sia addirittura anche solo entrato in classifica. L’unica eccezione è la cover di “Save a Prayer” dei Duran Duran (brano incluso in “Zipper down”), che all’indomani della tragedia del Bataclan è divenuto una sorta di inno complice anche il fatto che i Duran stessi hanno deciso di donare le loro royalties per la cover a un fondo di beneficenza per le vittime della strage del 15 novembre. La versione di Homme e compari è entrata nelle maggiori classifiche europee (ma non in quella statunitense!), ma non si è posizionata particolarmente bene questo nonostante, ad esempio, una petizione nel Regno Unito che invitava il maggior numero di persone possibile ad acquistare il singolo per portarlo al numero uno della hit parade. Per la cronaca, come si può vedere, in Inghilterra la canzone è arrivata solo al numero 53, mentre in Francia ha fatto registrare i lrisultato migliore, al n. 23.

Il fattore peculiare è che il singolo successivo (“I Love You All The time”, oggetto di cover da parte di molti artisti, anche di alto profilo come i Pearl Jam, Florence The Machine, Imagine Dragons, Kings Of Leon) non risulta presente nelle classifiche di vendita quindi ha avuto una performance scadente sul mercato. Bizzarro, se si pensa che l’ondata emotiva era ancora fresca e la band godeva addirittura della protezione degli U2 (che hanno aiutato il gruppo e lo hanno invitato, il 7 dicembre del 2015, sul palco durante una performance a Parigi in una sorta di jam catartica per esorcizzare la tragedia). Ma non è da dimenticare, per fare un quadro della situazione, che Jesse Hughes si è impegnato molto, in sede di intervista e dichiarazioni spontanee, per far addensare più di una nube sul gruppo, sostenendo bizzarre teorie del complotto e tesi a difesa della libertà di portare armi degne di un Ted Nugent in gran spolvero.

Anche sul versante live, gli EoDM sembrano essere rimasti un buon gruppo di media levatura, che suona molto, ma spesso in club e situazioni raccolte (oltre a non farsi mancare qualche bella comparsata in festival di varia caratura). Al momento, dopo un’intensa attività fra febbraio e settembre, la band sembra però avere rallentato complici, probabilmente, altri impegni dei componenti e la fine del tour promozionale di “Zipper Down”, che ovviamente non poteva protrarsi all’infinito.

Il prossimo passo targato EoDM sarà, però, un documentario diviso in due parti: una che racconta il gruppo e una dedicata alla tragedia del Bataclan e a come la band ha affrontato il post trauma. Si parla di un’uscita programmata per febbraio (il primo passaggio sarà televisivo, su HBO, poi dovrebbe arrivare nei cinema); potrebbe essere una buona occasione, per la band, di smussare qualche angolo oppure di sollevare nuovi polveroni. Visto lo storico, però, non è così scontato che “Eagles of Death Metal: Nos Amis (Our Friends)” (questo il titolo della pellicola) non si riveli fondamentale per un eventuale salto di qualità a livello di performance commerciale.

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