peuterey roma Aiguille Blanche de Peutérey

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L’ Aiguille Blanche de Peuterey è una vetta elegante e severa, che richiede capacità tecniche, alpinistiche ed esperienza notevoli a chi vuol raggiungerne l’affilata cresta sommitale, culminante con tre distinte elevazioni (la vetta più importante è la sud est ma la più elevata è la centrale). Il terreno di alta montagna che si incontra è quasi sempre difficile ed insidioso. La maggior parte delle cordate una volta giunta in vetta preferisce completare una delle più classiche e celebri ascensioni delle Alpi raggiungendo la cima del Monte Bianco, anzichè scendere dal col de Peuterey per i Rochers Gruber verso il colle dell’Innominata (discesa comunque complicata e non scevra di pericoli). Per questa salita in ambiente solitario e selvaggio è assolutamente necessario che il meteo sia al bello stabile: una ritirata col maltempo da questi luoghi aumenterebbe (e non di poco) le già notevoli difficoltà e soprattutto i pericoli oggettivi presenti. Anche dal punto di vista fisico l’impegno richiesto è di quelli da non sottovalutare: dal fondovalle alla vetta ci sono 2750 metri di dislivello, più altri 850 per chi completa la cresta sino al Monte Bianco. In via si incontra solo qualche raro chiodo.

Da Plan Veny (1565 m), presso l’area di picnic Miage, si segue inizialmente una stradina sterrata, quindi si prende un sentiero (indicazioni) che dopo aver attraversato un bosco ed il torrente Freney, risale delle pietraie moreniche sino alla base di una parete rocciosa attrezzata con catene in stile ferrata. Superato il salto roccioso, un bel sentiero lungo il dosso dell’Aiguille du Chatelet conduce al rifugio Monzino (2561 m). [3h]

Dal rifugio Monzino si segue la traccia per l’ex rifugio Gamba, per facili prati. Da qui ci si tiene sulla destra e si segue il sentiero fino alla cima del crinale morenico. Ci si porta quindi ai piedi dell’Aiguille Croux, e si risale poi per sfasciumi e neve sino a raggiungere una fascia rocciosa. La si supera lungo una rampa verso destra e, dal nevaio seguente, ci si porta a sinistra in uno stretto canalino roccioso, lungo il quale si guadagna il colle dell’Innominata (3205 m). [2h 3h]

Si discende con un paio di doppie il ripido canale dell’opposto versante fino a raggiungere il ghiacciaio di Freney. Lo si attraversa, facendo estrema attenzione ai numerosissimi e pericolosi crepacci, in direzione del canale proveniente dalla breche nord des Dames Anglaises. Dopo averlo raggiunto, lo si risale (sul fondo se nevoso, oppure lungo le rocce sulla sinistra) restando in alto nello stretto ramo di sinistra del canalone, superato il quale si raggiungono alcune rocce che portano, verso sinistra, al bivacco Craveri (3491 m). [2h30 4h]

Dal bivacco si scende per qualche metro, si attraversa verso sinistra sul versante di Freney sotto un ripido salto roccioso, e si raggiunge un camino. Lo si risale (III) per tornare poi ad attraversare per cengette verso un canale (II e passaggi di III) con alcune placchette, che permette di raggiungere (III) un intaglio su di una cresta secondaria orientata a sud ovest. Da qui si sale sulla destra un canale di una decina di metri (III) oltre il quale delle rocce più facili conducono alla cresta sud est dell’Aiguille Blanche (3650 m). Si prosegue brevemente sul filo di cresta sino ai piedi di un risalto, dove occorre traversare a destra sul versante della Brenva per 30 metri, per proseguire poi in obliquo per neve e rocce rotte, oltrepassando due costole rocciose ai piedi della Punta Gugliermina. Raggiunta una terza costola la si risale per rocce non difficili ma non molto stabili (prestare attenzione) sino a ritornare sul filo della cresta principale in corrispondenza di una puntina rocciosa (3920 m). Da qui si scende ad un intaglio che precede una torre rocciosa, che va aggirata sulla sinistra per roccia buona (IV) ma con qualche passaggio aereo ed esposto, per riguadagnare ancora una volta il filo di cresta che diviene ora più semplice, larga e nevosa, sino alla punta sud est dell’Aiguille Blanche (4107 m). Si scende lungo un caminetto di rocce rotte alla sottile ed affilata cresta nevosa che unisce la punta sud est alla centrale e la si supera con percorso aereo ed esposto, per raggiungere infine su roccia piuttosto rotta la vetta principale. [5h 6h]

Proseguendo ancora per cresta nevosa aerea, ci si porta alla vetta nord ovest che può essere salita su roccia o aggirata sul versante di Freney su terreno misto (spesso ghiacciato). Occorre ora scendere in obliquo verso il col de Peuterey, fino a raggiungere un’evidente spalla rocciosa; con un paio di doppie lunghe sul versante nord ovest (ancoraggi in posto, verificare sempre la tenuta) si oltrepassa anche la crepaccia terminale e si raggiunge il col de Peuterey (3934 m).

Da qui, chi non volesse proseguire verso il Monte Bianco (specie nel caso di condizioni meteo avverse) può optare per la discesa verso il rifugio Monzino per i Rochers Gruber: dal colle si scende verso il bacino del Freney (sud ovest) e si guadagna una cresta nevosa, dapprima ampia poi molto stretta, che più in basso diviene rocciosa (terreno misto); si continua quindi la discesa stando nei pressi delle rocce a sinistra sino a raggiungere un ripido salto roccioso. Traversando un po’ sulla destra verso il filo dello sperone, si individuano i chiodi per la prima doppia necessaria: con 7 calate lunghe (tutte le soste sono attrezzate con chiodi) si scende per lo spigolo dello sperone roccioso portandosi sul sottostante ghiacciaio del Freney che si deve attraversare (numerosi e pericolosi crepacci) con percorso complicato; ci si porta verso le rocce dell’Innominata, sino a guadagnare la base del ripido e non semplice canale, da risalire (roccia e ghiaccio) per raggiungere il colle dell’Innominata; da qui si scende più facilmente (vedi sopra) al rifugio Monzino. [dalla cima 6h 9h]

Dal col de Peuterey, invece, per proseguire la traversata verso il Bianco si deve attraversare un po’ a sinistra (versante Freney) per superare la crepaccia terminale (difficile) dove l’inclinazione del pendio è inferiore; ci si riporta poi verso destra alla cresta rocciosa che senza grandi difficoltà conduce alla vetta del Grand Plier d’Angle (4243 m). [dalla cima 4h 7h]

Proseguendo lungo la cresta si evita un notevole gendarme aggirandolo sulla destra, quindi, dopo aver scavalcato anche un ulteriore rilievo roccioso (4308 m) si giunge all’inizio di una cresta nevosa. Qui si può anche arrivare direttamente dal col de Peuterey traversando a sinistra per 150 metri sino a guadagnare lo sperone roccioso a destra del couloir Eccles che conduce, alla fine per un pendio nevoso, alla cresta nei pressi del rilievo di cui sopra. Si risale la cresta nevosa (a volte ghiacciata) la cui inclinazione aumenta sempre di più, prestando attenzione alle cornici presenti, sino ad un ultimo ripido pendio nevoso (50, spesso ghiacciato e sbarrato da una notevole cornice sommitale) che conduce al Monte Bianco di Courmayeur (4765 m). [2h 3h30]

Da qui si segue la cresta nevosa orizzontale (cornici) scavalcando le modeste rocce della Tourette (4747 m) che precedono la sella nevosa del col Major (4742 m, insidiose cornici sulla destra), da dove lungo un facile dosso nevoso si giunge in vetta al Monte Bianco (4807 m). [1h 1h30]

Per la discesa (vedi Monte Bianco) si può optare per la traversata verso l’Aiguille du Midì (3 4 ore sino al Refuge des Cosmiques) ma è sicuramente più pratico seguire la cresta delle Bosses sino al Refuge Vallot (1 ora) per poi decidere se proseguire per il Refuge du Gouter (2 ore dalla vetta) verso Chamonix (con rientro in bus a Courmayeur) oppure scendere direttamente verso la val Veny al rifugio Gonella (in 3 4 ore).
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