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La storia ritrovata dell’amore tra i grandi alpinisti Ninì Pietrasanta e Gabriele Boccalatte è racchiusa in un volume di Dante Colli dal titolo Oltre la vetta (Edizioni Nuovi Sentieri, pp. 309, 35 euro). Si tratta di una vicenda capace di coinvolgere ed emozionare non solo chi nella montagna ha cercato e trovato il suo luogo d’elezione e spesso la ragione di vita, ma anche chiunque sia sensibile ai sentimenti dell’amore pulito e romantico che forse era in voga un tempo e che oggi è alquanto raro.

Da giovane Ninì era dedita ai vagabondaggi alpini e si era autonominata Pellegrina delle Alpi, titolo che poi diverrà quello di un suo bel libro, ripubblicato nel 2001 in versione anastatica dal Cai. E’ una ragazza come tante, che non vuole competere ma solo essere sé stessa (questo è quanto sostiene). Divenuta ottima regista cinematografica, crea l’incanto della montagna con quelle immagini nelle quali la sua elegante silhouette si staglia tra le crode del monte Bianco, dove oggi una cima porta il suo nome, o del Gran Sasso dove, nel 1935, invitata dal conte Aldo Bonacossa, compì una memorabile traversata con sci e pelli di foca. Ninì è l’icona della donna nuova del regime fascista, e lo dimostra nel modo di presentarsi col suo fascino. Orfana di madre, figlia unica di famiglia benestante e colta, ha certamente avuto come modello un’altra alpinista e cineasta: la coetanea teutonica Leni Riefenstahl, regista del regime tedesco che quasi in contemporanea con le scalate alpine di Ninì, documenta le Olimpiadi di Berlino (1936) nel celebre film Olympia. Anche Ninì sale sulla vetta del Bianco con la cinepresa e fissa in pellicola il grandioso giuramento delle reclute alpine, lasciando così traccia concreta della sua creatività. Viene il periodo tra le due guerre, il tempo del 6 grado e della competizione alpinistica specialmente tra italiani e tedeschi. Boccalatte diverrà uno dei più brillanti scalatori di quel periodo, assieme a Giusto Gervasutti, Renato Chabod, Ettore Castiglioni e alla stessa Ninì con la quale condividerà grandi imprese e vie nuove. Elegante nell’arrampicata, che affrontava con determinazione e con classe raffinata, Boccalatte che era un eccellente musicista lanciato ormai nella carriera di concertista, aveva come terreno d’azione preferito gli spalti rocciosi del monte Bianco. Tra il 1930 ed il 1938 aprirà una quantità di nuove vie di roccia di carattere superlativo, tra cui possiamo ricordare la parete Est della Aiguille della Brenva, la Ovest della Aiguille Noire de Peuterey, la Sud del Picco Gugliermina, il Pilone di Tacul (che oggi porta il suo nome). Si incontrano Gabriele e Ninì, nel 1932 a Chamonix, e da allora diverranno inseparabili compagni di cordata. Sarà un amore intenso, ma breve: la loro ultima scalata il 28 agosto del 1936 vale la Medaglia d’oro al valore atletico per i protagonisti. Si sposano il 28 ottobre di quello stesso anno e nel 1937 nasce Lorenzo; ma il 24 agosto dell’anno successivo, Gabriele e Mario Piolti tentano una nuova via sulla Aiguille de Triolet e, proprio mentre sono impegnati sulla parete, una rovinosa scarica di sassi colpisce in pieno la cordata e scaraventa gli alpinisti nel sottostante ghiacciaio delle Grand Jorasses. I loro corpi saranno ritrovati ancora legati alcuni giorni dopo la disgrazia.

La giovane mamma e ora vedova Ninì, ricordando il marito, scrive: Il 24 agosto 1938, la montagna spense con terribile violenza ogni suo sogno. Ma il suo spirito, liberato dalla schiavitù della carne, ritorna la ove fu più volte, torna alle cose che amò e che furono parte della sua nobile vita. E gli alpinisti che saliranno quelle montagne, lo sentiranno vicino, come lo sento io, accanto a me, accanto al suo bambino. Questa bellissima storia d’amore è giunta sugli schermi nel cortometraggio allestito dallo storico Stefano Morosini, docente dell’Università di Milano, dove insegna Storia moderna e del regista Gigi Giustiniani. Morosini è anche noto per il libro Sulle vette della Patria. Politiche, guerra e nazione nel Club Alpino Italiano, pubblicato da Angeli nel 2009.

Il nuovo libro di Dante Colli accademico del Gruppo scrittori di montagna è presentato dal presidente nazionale Cai, Umberto Martini: un testo che completa il quadro della conoscenza storica dei due alpinisti e della loro vicenda, con una quantità di scritti e fotografie che impreziosiscono gli archivi e le biblioteche di montagna, grazie a puntuali biografie alpinistiche e ritratti umani, sportivi ed intellettuali di quell’epoca e di personaggi per molti versi assolutamente straordinari.
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