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I più ottimisti prevedono uno sbarco di aziende moda in Borsa nel giro di pochi mesi. Forse ci vorrà di più, ma i ‘gioielli’ ci sono. Conti in tasca alle quotabili.

Occhi puntati sul 2014. C’è chi dice che per la Borsa sarà l’anno del lusso. Di certo c’è che nel 2013 le quotate del fashion luxury hanno fatto numeri da record, in particolare Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo e Prada. Non solo, negli ultimi tempi si sono accavallate molte voci sull’intenzione di altri brand di quotarsi. Secondo l’AD di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi, che ha parlato in occasione del ‘Luxury 2013 a Palazzo Mezzanotte, “quattro o cinque società del settore della moda e del lusso arriveranno nel primo semestre del 2014”, perché Milano “è tra i primissimi listini a livello mondiale per capitalizzazione” nel settore del luxury, oltre a vantare “il 50% delle Ipo del comparto negli ultimi quattro anni”. Insomma, Piazza Affari sembrerebbe avere “tutte le possibilità per diventare il mercato di riferimento del lusso”, ha sottolineato Jerusalmi, aggiungendo che l’obiettivo è di richiamare anche aziende straniere, cinesi, inglesi e americane. Un’indicazione sui prossimi esordi arriva incrociando i dati del rapporto 2013 su ‘Le quotabili’ di Pambianco con la pipeline ufficiale di Borsa, il progetto Elite, un’operazione da cui si ricavano sei aziende della moda: Light Force (Twin Set), Peuterey, Pianoforte Holding, Ciro Paone (Kiton), Harmont Blaine e Zeis Excelsa (Dirk Bikkembergs). In tutto, si tratta di un plotone con un fatturato di circa 772 milioni di euro nel 2012, in aumento del 2,1% rispetto al 2011(vedi tabella).

Una certezza, intanto, c’è già, perché è atteso per Natale l’esordio sul listino milanese di Moncler, il gruppo dei piumini guidato da Remo Ruffini, che ha presentato la domanda di ammissione alla quotazione sul Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana il 14 ottobre scorso. Per la verità, già nel 2011 la società aveva avviato le pratiche per la quotazione, saltata all’ultimo, quando i soci preferirono vendere al fondo francese Eurazeo il 45% di Moncler. Ora, però, sarebbe arrivato “il momento più giusto per farlo”, ha dichiarato ultimamente Christian Blanckaert, membro del board. Il gruppo, che secondo indiscrezioni dovrebbe piazzare sul mercato circa il 30% del capitale, nel corso dell’esercizio 2012 ha registrato ricavi per 489,2 milioni di euro e un ebitda pari a 161,5 milioni di euro, ed è attivo in più di 60 Paesi in quattro aree geografiche (Italia, Europa, Asia Giappone e Nord America). In attesa dello sbarco, l’azienda ha siglato l’accordo per la cessione al fondo inglese Emerisque di ISC, la società che controlla i marchi più piccoli del portafoglio, e cioè Marina Yachting, Henry Cotton’s, Coast Weber Ahaus e la licenza Cerruti 1881. Il valore stimabile per l’operazione, secondo fonti di Pambianco Magazine, è di circa 40 milioni, che sarebbero pagati in due o tre tranche. L’obiettivo, dunque, è quello di concentrarsi sul marchio del galletto, il brand ammiraglio della società, per il quale il presidente e direttore creativo Ruffini ha in serbo qualche progetto, come ha rivelato in diverse interviste: allargare l’offerta oltre i piumini,
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con la maglieria e anche con le scarpe, anche se, ha aggiunto Ruffini, non sarebbe prevista la realizzare di un total look.

Dopo Moncler, a scaldare i motori per la quotazione in Borsa ci sono altri soggetti. Basta guardare quello che sta accadendo con Elite, il programma di Borsa Italiana a sostegno delle piccole e medie imprese potenzialmente interessate alla quotazione, che il mese scorso ha allungato il suo elenco a 131 società, con 31 nuovi ingressi. Tra le realtà pronte ad aprirsi al mondo finanziario, a rappresentare il settore della moda ci sono le recenti entrate di Duvetica, specializzato nei piumini d’alta gamma, e di Ciro Paone, l’alta sartoria napoletana con il marchio Kiton, che allungano la lista di fashion brand intenzionati ad avvicinarsi al mondo della Borsa, dopo Miniconf, Arav Fashion (Silvian Heach), Gruppo Germani (Kocca), Harmont Blaine, Braccialini, Pianoforte Holding (Yamamay e Carpisa), Light Force (Twin Set), Zeis excelsa (Dirk Bikkembergs), Monnalisa, Peuterey e Marco Bicego. All’interno di questa piattaforma, le società iniziano un percorso graduale verso lo sbarco sul listino, preparandosi, tra le altre cose, al dialogo con i fondi di private equity, lavorando al consolidamento della struttura manageriale e organizzativa e al miglioramento del rapporto con il sistema bancario.

Nel frattempo, la vitalità dei brand di moda si misura non solo sul listino principale, ma anche sull’Aim Italia, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese italiane che vogliono investire nella loro crescita. Proprio qui, l’Ipo ha fatto bene a Italia Independent, il gruppo fondato da Lapo Elkann che ha archiviato i primi nove mesi del 2013 con un aumento del fatturato consolidato del 73,4% rispetto allo stesso periodo del 2012, a quota 18,4 milioni, grazie all’andamento del segmento occhialeria, core business e area dalla quale è nato il mondo del marchio. L’ebitda si è mantenuto in linea con il primo semestre 2013 con 3,5 milioni di euro circa, pari al 18,9% del fatturato. L’incremento rispetto ai primi nove mesi del 2012 è stato pari al 74 per cento. e al pagamento di alcuni costi di quotazione sull’Aim Italia.

Tornando alle voci sulle prossime quotazioni, se le previsioni di Jerusalmi non dovessero avverarsi, sarà solo questione di qualche anno. Da mesi, per esempio, rimbalza sulla stampa italiana e internazionale il totonomi sull’acquirente della quota di Versace che la società starebbe pensando di vendere per finanziare l’espansione, una tappa che potrebbe rappresentare il primo passo verso la quotazione in Borsa, previsto dagli analisti in due o tre anni, appunto. Secondo le fonti di Pambianco Magazine, poi, sempre nel giro di due tre anni sarebbero vicini ai listini anche Light Force e Zeis excelsa, che fanno parte di Elite, ed Elisabetta Franchi, che tramite Betty Blue Spa, proprietario del brand di abbigliamento e accessori donna oltre che del marchio Betty Blue, ha raggiunto un accordo per l’ingresso del fondo di private equity Trilantic Capital Partners nell’azionariato,
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attraverso la cessione di una partecipazione di minoranza.