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Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.

La Decima Parola (Es 20,17) sarà il tema della giornata di riflessione ebraico cristiana che si terrà il prossimo 14 gennaio alle 17.30 nell’Aula Pio XI della Pontificia Università Lateranense. Dopo il saluto del Rettore, il vescovo Dal Covolo, interverranno Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma e il professor Innocenzo Cardellini, biblista della Lateranense. Il tema dell’incontro di preghiera, che inizierà alle 18.30 e vedrà riunirsi i rappresentanti delle diverse confessioni presenti in Roma, sarà: “Chiamati ad annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio”. Avviata nel 1991 dai padri scalabriniani, il servizio compie 25 anni in concomitanza con il Giubileo della Misericordia e rafforza il suo impegno di accoglienza, conforto e supporto verso i poveri del quartiere. Già da domenica 10 gennaio la mensa sarà attiva con l’aiuto di molti giovani per i quali questo è l’unico giorno libero, spiega padre Ampelio Bortolato, vice parroco e cofondatore della mensa.

Per ricordare l’anniversario alle 10.30 di questa domenica sarà celebrata la Messa con monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana; a seguire, il pranzo con i poveri nei locali del Centro giovanile, sede della mensa. Quando ha preso il via negli anni ’90, in collaborazione con la Società San Vincenzo de’ Paoli, che la sostiene economicamente, la mensa era attiva il giovedì a cena e la domenica a pranzo e ospitava 40 persone. Con il trascorrere del tempo sono aumentati i volontari, cuore pulsante dell’attività, ed è stato possibile aggiungere dei turni a pranzo arrivando ad ospitare anche 120 persone da martedì a sabato.

La maggior parte degli ospiti sono stranieri afferma Katia Zompa, la prima volontaria della mensa . La missione dei padri scalabriniani è il sostegno ai migranti bisognosi e, per alcuni anni, abbiamo cucinato alla mensa e portato da mangiare ai senza fissa dimora che gravitano intorno alle stazioni Tiburtina e Nuovo Salario. Sono italiani circa il 20% degli ospiti, per lo più anziani, mentre gli stranieri sono tutti giovanissimi. A volte la mensa ospita uomini separati che, dovendo provvedere al mantenimento dell’ex moglie e dei figli, non riescono a fare fronte a tutto. Gli anziani che ospitiamo non sono tutti indigenti dice Anna Caporicci, volontaria da 13 anni . Qualcuno viene per trascorrere un po’ di tempo in compagnia, soprattutto uomini rimasti soli.

Una cinquantina i volontari che si alternano ogni giorno: 12 in sala, 4 in cucina. Grazie alla struttura, volontari e parrocchiani hanno conosciuto una realtà nascosta del quartiere. A Natale due classi di quarta elementare dell’Istituto “Caterina Cittadini”, affidato alle suore Orsoline, si sono recate alla mensa e hanno aiutato ad apparecchiare ponendo sotto i piatti degli ospiti delle lettere scritte a scuola creando cosi un momento d’intensa commozione. Questa iniziativa ha cambiato il volto della zona afferma padre Ampelio . Sono tanti i volontari che si avvicendano con entusiasmo e molte le persone che ci sostengono con offerte. Quando portavamo da mangiare in stazione i ragazzi tornavano a casa felici.

Lo scopo della mensa non è solo quello di offrire un pasto caldo a chi ne ha bisogno. Vogliamo che gli ospiti abbiano un ambiente accogliente e familiare aggiunge Katia . Per questo ci sediamo a tavola con loro, pranziamo e chiacchieriamo anche per conoscerli più a fondo. Così, aggiunge Anna, abbiamo scoperto la storia di due trentenni che con la loro bimba di tre anni vivevano in una cabina della luce. Ci siamo mobilitati con il Comune e auspichiamo che presto venga loro assegnato un alloggio. Questa esperienza ha aumentato il mio rispetto per i poveri conclude padre Ampelio , mi piacciono anche perché nei loro volti si scopre lo sguardo di Gesù.

Far crescere i bambini nella fede. Custodire la fede, simboleggiata dalla candela accesa sul cero Pasquale che viene consegnata ai genitori dei bambini battezzati, appena dopo l’aspersione dell’acqua. Trasmettere la fede da una generazione all’altra, come un catena. l’augurio che Papa Francesco fa ai genitori dei bambini che stanno per essere battezzati in Cappella Sistina, in una breve omelia che tiene a braccio.

il giorno del Battesimo del Signore, che conclude il tempo del Natale e avvia il Tempo ordinario. Come da tradizione, il Papa celebra messa nella Cappella Sistina, e battezza dei neonati, figli dei dipendenti vaticani, alcuni piccolissimi, altri già un po’ cresciuti. Quest’anno i neonati sono 26, 13 bambini e 13 bambine. Dietro l’altare, l’imponente Giudizio Universale di Michelangelo. Sui lati, c’è anche “Il Battesimo di Gesù” del Perugino.

Dice il Papa: “Quaranta giorni dopo la nascita, Gesù è portato al Tempio. Maria e Giuseppe lo portarono per presentarlo a Dio. Oggi, la festa del Battesimo del Signore, voi genitori portate i vostri figli a ricevere il Battesimo. A ricevere quello che avete chiesto all’inizio, quando io vi ho fatto la prima domanda: la fede. Io voglio per mio figlio la fede. E così la fede viene trasmessa da una generazione all’altra, come una catena.”

Perché aggiunge Papa Francesco “questi bambini, queste bambine, passati gli anni, occuperanno il vostro posto con un altro figlio, e chiederanno la fede, la fede che ci dà il Battesimo, la fede che ci porta lo Spirito Santo nel cuore, nell’anima, nella vita di questi figli vostri. Voi avete chiesto la fede. La Chiesa, quando vi consegnerà la candela accesa, vi dirà di custodire la fede in questi bambini”.

Quindi, l’esortazione ai genitori: “Non dimenticate che la più grande eredità che voi potete dare ai vostri bambini è la fede. Cercare che non venga persa. Farla crescere e lasciarla come eredità. Vi auguro questo, oggi, a voi, che è un giorno gioioso per voi. Vi auguro che siate capaci di far crescere questi bambini nella fede. E che la più grande verità che loro ricevano da voi sia proprio la fede”.

Testimoniare il Battesimo tutti i giorni: è l’invito che Papa Francesco fa nell’Angelus di oggi, giorno del Battesimo di Gesù. Al mattino, Papa Francesco ha battezzato 26 bambini nella Cappella Sistina, in una Messa essenziale come piace a lui. All’Angelus, ripercorre il Vangelo del giorno, che parla proprio del Battesimo di Gesù, e chiede di metterci alla sua sequela, contrapponendo la sua “mansuetudine, umiltà e tenerezza” da contrappore alla “superbia, intolleranza e durezza” del mondo.

Quando Gesù viene battezzato, si apre il cielo, e lo Spirito Santo discende su di lui come una colomba. “In questo modo dice il Papa Gesù viene consacrato e manifestato dal Padre come il Messia salvatore e liberatore.”

Un evento “attestato da tutti e quattro i Vangeli” durante il quale avviene “il passaggio dal Battesimo di Giovanni Battista, basato sul simbolo dell’acqua, al Battesimo di Gesù, in Spirito Santo e fuoco”.

Spiega il Papa che “lo Spirito Santo, infatti, nel Battesimo cristiano è l’artefice principale: è colui che brucia e distrugge il peccato originale, restituendo al battezzato la bellezza della grazia divina; è colui che ci libera dal dominio delle tenebre, cioè dal peccato, e ci trasferisce nel regno della luce, cioè dell’amore, della verità e della pace”.

Insomma, il Battesimo ci eleva alla “stupenda dignità” di “essere figli di Dio,” la quale però “comporta la responsabilità di seguire Gesù, il Servo obbediente, e riprodurre in noi stessi i suoi lineamenti: mansuetudine, umiltà e tenerezza”. Una sequela non facile, in un mondo in cui c’è tanta “intolleranza, superbia, durezza”.

Eppure, “con la forza dello Spirito Santo, tutto è possibile,” perché questo “ricevuto per la prima volta nel giorno del nostro Battesimo, ci apre il cuore alla verità, a tutta la verità”.

Spiega Papa Francesco: “Lo Spirito spinge la nostra vita sul sentiero impegnativo ma gioioso della carità e della solidarietà verso i nostri fratelli. Lo Spirito ci dona la tenerezza del perdono divino e ci pervade con la forza invincibile della misericordia del Padre. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo è una presenza viva e vivificante in chi lo accoglie, prega in noi e ci riempie di gioia spirituale”.

E allora si deve “ripensare al giorno del nostro Battesimo”, una data “da festeggiare” perchè “è la data della nostra rinascita come figli di Dio”. E allora il Papa, ancora una volta, come “compito a casa per la settimana” chiede di “andare a cercare la data del Battesimo”, chiedendo ai genitori, o anche in parrocchia. Il Papa chiede ancora di ringraziare per il dono del Battesimo e riaffermare “la nostra adesione a Gesù”, con “l’impegno di vivere da cristiani, membri della Chiesa e di una umanità nuova, in cui tutti sono fratelli”. Perché “Il Battesimo si riceve una volta sola, ma va testimoniato tutti i giorni”, in quanto “è vita nuova da condividere e luce da comunicare, specialmente a quanti vivono in condizioni non degne dell’uomo e camminano su sentieri tenebrosi”.

Incontrare, conoscere, animare e raccontare. Per il 2016 il Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese offre la possibilità di condividere l’esperienza della fede e promuovere la carità attraverso i pellegrinaggi missionari. Un’esperienza racconta don Michele Caiafa, addetto del Centro che è possibile vivere grazie alla Chiesa di frontiera in quei luoghi dove la fede si scontra ogni giorno con le difficoltà della sopravvivenza, fisica e spirituale: Vogliamo incarnare in qualche modo il grande messaggio di papa Francesco, andare nelle periferie del mondo, i luoghi dove c’è realmente bisogno di esprimere l’unità e la fede.

Se il pellegrinaggio in Kenya si è svolto già a dicembre, l’anno nuovo porterà in Mozambico, Brasile, Nepal, Albania e Thailandia. Auspichiamo aggiunge Caiafa che questi viaggi non si concludano con il ritorno a Roma, ma possano diventare un carburante che metta in moto l’animazione missionaria.

Alcuni pellegrinaggi saranno conoscitivi, come in Brasile (a Recife, Olinda e nella diocesi di Floresta) e in Thailandia, a Bangkok; in Nepal e in Albania (a Guriizi, nella diocesi di Scutari), invece, i fedeli saranno invitati a partecipare attivamente alla vita della comunità: In questi Paesi viene chiesto un impegno concreto di lavoro. In Nepal serve aiuto per la ricostruzione dopo il terremoto, in Albania l’impegno sarà con i ragazzi durante il periodo estivo per farli giocare. I pellegrinaggi non termineranno nei giorni in cui i pellegrini verranno coinvolti sul campo, ma mirano a creare appunto una rete di relazioni, un incontro tra Paesi e tra persone a cui la diocesi tiene molto: Abbiamo fatto di tutto sottolinea Caiafa per moderare i prezzi, ci rendiamo conto delle difficoltà economiche che stiamo vivendo e per questo i nostri sacerdoti “fidei donum” si sono impegnati a dare la massima disponibilità.

Prima di partire potranno essere organizzati brevi corsi informativi e, durante la permanenza, la comunità cattolica locale sarà sempre presente. Ognuno può vivere appieno l’esperienza missionaria, spiegano al Centro, non bisogna farsi spaventare, c’è bisogno di tutti, per le mansioni più complesse ma anche per quelle della vita quotidiana: Le esperienze sono tali perché si fanno aggiunge Caiafa , a volte bisogna avere coraggio di agire. In ognuno di questi Paesi è chiesto un tipo di servizio che si impara sul posto, tutti possono trovare il proprio spazio. Chi ha competenze specifiche fa bene a metterle a servizio, ma anche chi non le ha aiuta.

Molto spesso vengono dati per scontati piccoli gesti che invece possono servire tanto: A volte basta anche stare a casa e mettere su l’acqua per la pasta o aiutare dei bambini a vestirsi perché da soli non sono capaci, o aiutare a portare mattoni per ricostruire una casa. In alcuni casi basta l’apertura del cuore, la voglia di imparare, vedere che c’è altro oltre la nostra città. Basta lo spirito di apertura.

La lettera del direttore Enrico Feroci a operatori e volontari: Un nuovo inizio per il nostro rapporto con i poveri. L’incontro di preghiera, poi il servizio, con la musica di Sparagna
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