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Il momento simbolico del calciomercato della povera Italia e dei suoi sciagurati dirigenti quando il Milan si vende un pezzo di futuro per comprarsi un po di presente. Lo scrivemmo gi l volta: il coccodrillo piange ma poi non riesce a mutare la sua natura. Eravamo convinti e profeti: la compunzione post mondiale (e pre Tavecchio) sarebbe stata annegata nel situazionismo elevato a necessit Byan Cristante va al Benfica, il Milan non sa resistere a un di 6 milioni di euro, grossomodo un anno di stipendio lordo di Mexes. Quei soldi servivano per comprare Biabiany, e sono stati usati per prendere Bonaventura: curioso, il parigino del Parma gioca a destra, il marchigiano a Bergamo giocava a sinistra, avendo un altro approccio al lavoro di attaccante esterno. Ma cosa importa: qualcuno andava comprato. Jack bravo, serio, ha talento, segna qualche gol (non troppi, per ora), deve migliorare nella visione di gioco ma lottare in una squadra ambiziosa il modo migliore per misurarsi con il mestiere. Per agghiacciante che per comprare un buon giocatore di 25 anni, con un presente solido, sia stato ceduto un ragazzo di 19 anni con un futuro che s grande. Ed ancora pi doloroso che nessun societ di Serie A abbia raccolto 6 milioni di euro per sottrarre al Milan un giovane che pu imporsi in un ruolo chiave, e nemmeno troppo ben frequentato.

GRANDE VERITA Se la mediana di Juventus e Roma completa per qualit e sostanza (e comunque l poteva essere seducente), Fiorentina, Napoli, Inter hanno cercato per mesi giocatori da mettere l nel mezzo. Sono arrivati (dall buoni giocatori pi o meno conosciuti, Badelj, Octavio, Brillante, e Medel, M e De Guzman, ma pensate all di un che andava a spogliare di futuro una rivale come il Milan per rivestire una delle squadre citate, un affronto, una prova di forza, un segnale anche di attenzione ai giovani italiani. Passiamo oltre, in attesa di riascoltare per la millesima volta quel coccodrillo piangere le sue lacrime fasulle. Dice, l (di cosa?): ma non ci sono soldi, pochissimi acquisti, non si fanno le nozze coi fichi secchi. Per la media degli acquisti pro capite (per squadra) della Serie A di 14,9 giocatori (facciamo 15). Cio ogni societ ha acquistato una formazione intera e quattro riserve. Ovviamente ci sono i fine prestito, i riscatti, i maneggi di bilancio: tutto. Ma resta quel dato. Si compra, o si scambia, o si presta: tantissimo, e molte volte senza senso tecnico e tattico. La media degli acquisti nei campionati esteri della met attorno a 7 per squadra in Bundesliga, fra 7 e 10 negli altri campionati maggiori: si compra meno, si compra pi qualit e si usa la campagna di rafforzamento in linea con la semantica del termine: per colmare lacune, per rimpolpare qualche ruolo decisivo.

CALCIO POVERO In Italia solo tempo che serve anzitutto per aggiustamenti di bilancio, ci sono squadre che hanno comprato oltre 20 giocatori, alcuni dei quali non saranno mai impiegati. E un calcio povero, che lamenta la sua miseria come fosse colpa d s a proporre di oltre 30 giocatori (a Firenze Montella ne allena 32 con un costo del personale improduttivo sconsiderato per qualunque attivit ma delittuoso per societ appunto che poi devono lavorare senza liquidit Anche al netto di un esilarante e frenetica giornata, con contratti respinti per 40 secondi di ritardo, dopo mesi di trattative, non stato un mercato poco movimentato, lo abbiamo visto e contato. stato per un mercato sostanzialmente inutile nelle squadre di vertice, che sposta poco gli equilibri e le forze in campo.

MILAN Nel gruppo delle squadre che cercano l europeo, Lazio e Milan hanno aggiunto pi titolari, ma nessuna sembra aver comprato giocatori decisivi, anche se Lotito ha irrobustito un po tutto l e i rossoneri hanno assecondato un di calcio diversa, senza attaccanti di riferimento ma con maggiore movimento e ariosit Per dire (ancora) della sconclusionatezza di alcune operazioni: Torres certamente un nome prestigioso e dar un contributo di personalit ma il Milan d parso cercare uno sviluppo sulla velocit degli esterni, chiamati loro a dare profondit al gioco. L con la Lazio ha visto perfino il centravanti Menez perch alla squadra non serve il presidio statico dell di rigore o della zona centrale a ridosso dell (infatti la rinuncia a Balotelli anche tattica). Biabiany rientrava perfettamente in questo calcolo, Bonaventura ci va un po adattato, non essendo lo spunto il fondo la sua prima idea. Ma Torres? Lo spagnolo era un fenomeno nella fuga centrale in profondit cos si fece conoscere nell di Madrid, in una squadra all modesta (nelle due migliori stagioni del centravanti arriv a stento in Intertoto per poi soffrire molto il gioco del Liverpool, sbilanciato su Gerrard, che preferiva condurre lui il contropiede, palla al piede, e comunque gradiva ricevere il primo passaggio, quello che invece decisivo per il tempo di gioco di Torres. Nel Chelsea, poi, l dei numerosi trequartisti (Hazard, Oscar, Willian, Ramires finiva per congelare il pallone, per corteggiare l con i dribbling o con l contro la difesa schierata, e quello un mare dove Torres affoga, sparisce. Il Milan vuole allungarsi sulle fasce, non al centro, dove invece vuole essere servito Torres. E con Montolivo in convalescenza non c un centrocampista che sa lanciare subito il centravanti nella profondit quel gioco in cui Pirlo maestro (ma che sanno fare anche altri). Insomma, Torres sembra un acquisto pi che utile, non a caso a inizio mercato si cercava un attaccante tattico e manovriero come Mandzukic, capace di addensare l alla bisogna, ma anche di respirare lontano dalla porta, e favorire le volate esterne.

FIORENTINA Eppure abbiamo premesso che il Milan sembra la squadra che ha assecondato di pi l tattica del suo allenatore. Le altre, poco o niente. La Fiorentina ha cercato rimedio a quello che gi sapeva ma che non poteva sistemare perch il suo mercato stato condizionato da una cessione che non mai avvenuta, quella di Cuadrado. Per cinica fortuna l stato all con la Roma: stato evidente a tutti che c almeno due lacune tattiche da colmare: a destra in difesa, e a centrocampo. I giocatori decisivi per Montella saranno sempre altri (non ne sono stati aggiunti, a meno che Marin non riscopra antiche virt ma c da trovare almeno interpreti di ruoli scoperti: un agonista a centrocampo, capace di accorciare il campo, di aggredire l senza involgarire il palleggio, di guadagnare metri di campo in ogni fase di gioco. E poi serviva un terzino destro capace di accompagnare l anche di precederla, per suggerire quella profondit ai lati che tanto manca alla manovra viola, e della quale si dovrebbe nutrire poi Gomez. Erano questi i difetti della Fiorentina, e lo sono rimasti sicuramente e colpevolmente fino a ieri pomeriggio. Numericamente si rimediato, ma onestamente Richards e Badelj sono da vedere, prima di cantar vittoria. L che la Fiorentina si trascini in un incompiutezza progettuale, alla ricerca spontanea di una dimensione che potrebbe essere assai pi lussuosa in questa Serie A.

INTER L strana. Lo scorso anno aveva difficolt a trasmettere il pallone, mancando di classe sugli esterni, di destrezza nei centrocampisti, tutti portatori di palla di talento ma poco fluidi, a parte Hernanes, che per discontinuo. Niente ha fatto per colmare quest Ha preferito rinsaldare la mediana e aggiungere Vidic al terzetto dietro. Nelle prime uscite Mazzarri ha indefessamente riproposto il solito 3 5 1 1, anche contro i dilettanti islandesi. Di questi 11, tre sono difensori puri, due sono esterni che somigliano a terzini pi che ad ali, due sono mediani di purissima interdizione (M in media segna un gol ogni 80 partite). In rosa ci sono solo 3 attaccanti e uno non sta benissimo (Palacio), gli altri due sono uomini che vivono per loro stessi, con pochissima cura della prestazione collettiva. L sembra una squadra senza visione e senza coraggio, ripetitiva e ossessiva, in grande impaccio davanti a squadre chiuse. quasi certo che far meglio delle ultime due annata, anzitutto perch fare peggio non facile.

ROMA La Roma era un squadra migliorabile solo nella dell e con la imbarazzante necessit di pensare al dopo Totti, piano piano, senza offendere nessuno. Benatia stato cambiato bene, Cole pu avere pi stoffa di Dod ma assai meno spavalderia, Iturbe far quello che facevano Florenzi e Ljajic, togliendo loro minuti. Destro ancora non titolare, quando invece la di un centravanti farebbe comodo. Al netto, una squadra che resta forte ma che davanti ha una stagione pi esosa: sopravvivere in Champions a un girone durissimo e migliorare un secondo posto in campionato. Pu farcela pi per meriti relativi che assoluti.

NAPOLI Il Napoli ha cesellato, e invece doveva incidere in almeno due zone centrali del campo: in difesa e in mediana. Il salto di qualit costava molto, perch aveva senso aggiungere un campione giacch il gregariato benissimo rappresentato. De Laurentiis ha atteso i soldi della Champions, 30 milioni, dicono loro, che sono evaporati. Se cos stato, questa cecit aziendale: era meglio spenderli prima, e arrivare pi forti e pi pronti al turno preliminare, e incassare la cedola. Si chiama pu andare bene, pu andare male, ma se non investi, poi non puoi sperare nella sorte. Il sospetto un po esagerato che per ripetitivit tattica, logorio di alcuni elementi, saziet ambientale, e crescente ambizione dei tifosi, non supportata dalla realt le prime quattro dello scorso campionato siano perfino indebolite. Magari ne uscir un campionato pi equilibrato e interessante, se non proprio bello. Oppure tutto rester tale perch davvero questo mercato non sembra aver invertito le parti.

LOTTA SALVEZZA Nelle zone basse (eccetto Empoli e soprattutto Sassuolo, solo 5 e mirati acquisti, ma ne aveva comprati millanta a gennaio stato un via vai di gente pi che una campagna acquisti. Si proteggono i rifugio (come i giovani cresciuti in casa, dal valore garantito), si mirano investimenti per cercarsi un po di futuro, e per il resto si limitano tutte le spese, cercando di togliere dal bilancio quelle improduttive. Guardate i 300 acquisti di questo calciomercato, leggete i nomi delle sterminate rose. Non troverete traccia di questo buon senso, ma non la miseria che ha fatto terra bruciata, sono le stesse mani che hanno appicciato il fuoco che non possono, oggi, n spegnerlo n tornare a fertilizzare quella terra.
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