peuterey store il film che profuma di Oscar

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Thomas McCarthy ha sicuramente già dimostrato di essere un regista interessante con un proprio mondo da esplorare e da proporre; si è distinto in passato per la sua capacità di tratteggiare storie e personaggi con un tocco delicato e personale a partire da quel piccolo gioiellino poetico e spiritoso che era Station Agent, passando allo sguardo straniero e minimalista ma meravigliosamente profondo de L inatteso. Le sue ultime due fatiche non hanno poi certamente lasciato un segno incisivo, anche se Win win si potevano ancora riscontrare alcuni tratti distintivi del suo cinema.

Dopo questo piccolo viaggio a ritroso nel tempo, arriviamo alla stretta attualità e a quel progetto che solitamente segna un punto di svolta nella carriera di un regista. Il banco di prova questa volta ha il nome di una redazione giornalistica investigativa del Boston Globe, appunto, impegnata nell delicata e spinosa della pedofilia nel mondo ecclesiastico e degli sporchi abusi di potere da parte della Chiesa cattolica. Inutile negare quanto questa triste realtà sia uno degli argomenti più scottanti e strumentalizzati, spesso soggetto a fiumi di morali e giudizi, in cui retorica e banalità trovano un dimora.

fortunatamente però non è quel tipo di film, non è alla ricerca di spettacoli pirotecnici o di violenti pugni nello stomaco, ma molto più semplicemente è uno sguardo chirurgicamente lucido su questo degradato mondo sommerso. Grazie ad un encomiabile gioco di squadra e ad una dedizione assoluta nel proprio lavoro, l team di giornalisti riuscirà a tenere saldo il timone di questa piccola barca di salvataggio in balìa dell in tempesta, senza che l diventi un atto celebrativo d rimanendo piuttosto un desiderio di verità squisitamente umano.

L e l con le quali McCarthy ci porta a camminare sul sottile confine tra realtà e finzione denotano una grande intelligenza registica; il suo occhio attento rimane sempre aderente ai personaggi in continuo movimento e la sua voglia di rispettare le vittime, provando a far luce su una questione così nebulosa, emerge in maniera genuina e sincera senza che questo si trasformi nell di scene madri trionfali e ricattatorie. uno stile posato, pacato, asciutto, lontano da inutili e fuorvianti virtuosismi per una storia di questo tipo. La regia si plasma sapientemente ad una narrazione che affonda le sue radici in una sceneggiatura d di una solidità impenetrabile, in grado di addensare una gamma così vasta di situazioni ed avvenimenti senza mai soffocarli nella morsa della confusione e della retorica. una scrittura intensa ed incalzante ma al contempo ariosa, che sfrutterà con cura tutto il tempo necessario per sciogliere i propri nodi tesi ed intricati mantenendosi un esempio mirabile di fluidità e snellezza.

Il grande impianto corale perfettamente armonico ed il cast stellare che fa del lavoro in sottrazione uno dei suoi maggiori punti di forza, vengono ulteriormente impreziositi dall carismatica e naturale di Mark Ruffalo che, ancora una volta, esibisce un talento sopraffino nelle mille sfumature mimiche e gestuali con cui riesce a modellare il suo personaggio.

non è qualcosa di epocale o di rivoluzionario, ma è sicuramente un tassello importante per il cinema moderno, perché nella sua semplice struttura ha la forza di costruire un misteriosa di grande interesse umano, capace di dare finalmente il giusto merito al valore del lavoro serio e caparbio. Anche il mondo del giornalismo, ultimamente oggetto di ritratti cinici ed impietosi, potrà respirare un po d trovando in questo film un autentico attestato di stima e rispettabilità che riprende una tradizione cinematografica non troppo recente.

La notte del 28 Febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles, su quel famoso tappeto rosso, sfilerà un gruppo di agguerriti giornalisti che magari non avrà scritto una nuova pagina nella storia del cinema ma che, con buone probabilità, ne scriverà una sulla bacheca degli Oscar.

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