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Mai come in questo campionato tre sole partite sembrano gi sufficienti per vederci chiaro: due squadre viaggiano svelte e sciolte, 9 punti, 0 gol subiti. Niente d ma un governo pressoch totale delle partite e degli avversari, fino ad accennare il possesso del ritmo e delle emozioni di quanto succede in campo. Nella partita pi significativa, la Juventus vince di misura solo perch il Milan capisce e accetta di essere inferiore: si fosse proposto per blasone e naturale ambizione, sarebbe finito male. Cos invece, pu rinfrancarsi di un risultato stretto e lottato. Poteva anche pareggiare, il Milan, ma il dato vero che non poteva vincere. Questi sono i rapporti di forza fra le due squadre: il divario tecnico e fisico a centrocampo (compresi i terzini di appoggio) ha riempito la partita della presenza juventina. Peccato ad Allegri manchi un attaccante esterno per variare qualche volta le trame, e rodare soluzioni differenti: storia vecchia. Cos si procede il lavoro fatto da Conte, con saggezza, forse meno ossessione per sfiancare gli avversari e qualche tentativo di verticalizzazione, per conservare energie. Ma chi insiste nel vedere novit e calcola di conseguenza, romanza la realt Se un concorso di contributi eccentrici, ecco il nostro: essendo Pogba e Marchisio pi bloccati in mediana dall di Pirlo (difatti concludono dalla distanza, e quasi mai da dentro l nelle loro solite incursioni) e mancando quel satanasso di Vidal, la Juventus costretta a chiedere pi agli attaccanti, magari riposandoli nel lavoro ai fianchi delle difese, per incursioni ancora latenti degli altri. Ci sono giocatori che si esaltano nelle responsabilit cos per Tevez.

La settimana scorsa ci sembr onesto avvertire che la voglia delle due squadre di Milano era importante per il torneo, insieme decisiva ai loro risultati ma ingannevole: copriva bene i difetti di squadre incomplete. Siccome il sito ben frequentato, e i dibattiti sono sempre aperti a tutti, leggemmo di repliche che declinavano quell verso un pi disilluso se riferito a Juventus e Roma. Rispondendo qua e l ai lettori, chiarimmo queste lacune: per l la difficolt a girare subito la palla, con il primo passaggio, specie quando gli elementi tecnici si schiacciano sugli attaccanti ed Hernanes fa il fellone (gli succede). Poi, la mancanza di una seconda punta (o punta esterna) capace di variare schema o ritmo contro certe difese chiuse, anche per l dei due attaccanti nella sola zona centrale, che toglie possibilit e linee di passaggio e finisce solo per accrescere la gi profonda vocazione a portar palla dei centrocampisti. Per il Milan, indicammo una certa deficienza nella profondit dell e conseguenti duelli persi in alcune zone del campo, e la fragilit complessiva del centrocampo, di livello tecnico meno ambizioso di altri reparti e sicuramente improponibile per gli obiettivi massimi. In pi per tigna, ripetemmo i dubbi sull tattico di Torres, ma ancora questione da valutare a fondo. Le due partite del terzo turno hanno chiarito alcuni di questi ammanchi: poi, ogni aggettivo buono e non scontato che il tempo lavori a favore dei tecnici.

Su Palermo Inter bisogna restare: tatticamente stata interessante. Angosciata dall di Vidic e dalla mobilit degli attaccanti del Palermo, cos da confezionare un avvio penoso, l piano piano si rianimata, fino a possedere il campo. Trovato il pareggio con l di maggiore senno (guarda un po il pi giovane del mazzo!), l ha cominciato a scrivere la trama della partita, con sicurezza ma senza limpidi approdi di una manovra dalle superbe vigorie di Guarin, tornato protagonista. Dopo un di gioco, per gli allenatori hanno messo mano, cambiando il racconto. Per assecondare il dominio del campo, Mazzarri ha aggiunto tecnica con Hernanes (andando in sovradosaggio) e suggestione con Palacio, lontanissimo dal tono agonistico. Cos il tecnico ha squilibrato e confuso la squadra, e invero chi entrato lo ha aiutato a sbagliare (Dod questa volta poco e male). Per alzare i suoi, ormai raccolti a ridosso della difesa, Iachini ha fatto lo stesso, inserendo l che teneva a sedere, Belotti, andando cos a ferire la nuova difesa a 4 dell lavorando al centro con il nuovo entrato, inventando dal lato destro con Dybala (grande visione di gioco, e troppa tenerezza in area) e cercando il duello fisico a sinistra, con un Vazquez superiore a Nagatomo nella lettura della manovra, tanto da essergli in netto anticipo in tre occasioni, variamente mancate. Il Palermo ha ritrovato la partita, l l smarrita ma non persa, e infatti ha avuto l occasione, con Osvaldo.

L pi importante e generalizzabile dei novanta minuti in Sicilia quello sugli attaccanti. Ed un discorso che sorvola il loro valore specifico e quello delle loro squadre. Il Palermo riuscito a farli lavorare insieme, ogni cosa nasceva da sincronie fra Dybala e Vazquez e poi Belotti, movimenti e scambi, palla a terra e palla alta. I due dell non hanno fatto niente assieme: in questo sovrana anche l di Osvado e Icardi, e pi difficile sar lavorarci con profitto: li governa un modo egoriferito di vivere la partita, e il bilancio sar fatto su quanto le qualit (notevoli) produrranno al capitolo dei gol (di assist, pochi): con il Sassuolo fu un pomeriggio godereccio, ma nelle due trasferte, per ora,
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niente.

Le due partite adocchiate nel lungo pomeriggio andavano nello stesso solco: la Roma ha disposto in fretta del Cagliari, per la perfetta fusione degli elementi d i movimenti, la visione, la diversit Certo, la linea difensiva di Zeman incoraggia, e il centrocampo della Roma anche se rimaneggiato, produce d ma Garcia possiede sei attaccanti che completano lo spettro, e li turna secondo necessit condizione, avversario, e con loro trasforma vagamente la squadra, che per altro va avanti solida e robusta su antiche e giovani certezze (Manolas ha il medesimo senso dell di Benatia, e questo serviva per ripartire in fretta nell Nessuno dei giallorossi sommer numeri straordinari, proprio per questo impiego a singhiozzo (Gervinho gioca di pi ma non goleador). Ma gli attaccanti sono tutti ingranaggi capaci di favorire la manovra prima di esserne avvantaggiati. Un dopo era invece il momento della Fiorentina e lasciava impressioni opposte: Cuadrado, Ilicic e Gomez non riuscivano a organizzare nemmeno un in comune. Singolarmente, sembrano incastri di un tetris perfetto: il centravanti di presenza e continuit l dribblomane e ficcante, il trequartista tecnico dalle giocate improvvise. Eppure i tre non s non ancora. Colpa di un gioco che scorre ancora un po lento, fino a trovarli sempre marcati, anche se ieri Montella ha cambiato, cercando strade nuove. Meno possesso palla, pi ricerca dell (e infatti statistica nuova per i viola: hanno commesso il doppio dei falli subiti, quando di solito era il contrario), voglia di ripartire pi in fretta, anche senza palla, per nascondere la mancanza del regista (Pizarro) e del palleggiatore tuttocampista (Borja Valero). Il noviziato di Badelj ha complicato il progetto, ma resta quell di coscienza dei tre attaccanti al lavoro d Per fortuna di Montella, Kurtic indovinato per questo nuovo modo di aggredire il campo: che poi segni, e subitissimo, incanto calcistico. Per sfortuna di Colantuono, la migliore Atalanta del mese si dispersa nella giornataccia di Denis, quando Boakye sembrava invece ispirato (mai quanto Neto, per Al netto delle occasioni, la Fiorentina ha giocato peggio che con il Genoa, ma un calcolo fasullo: ha saputo soffrire, proprio perch meglio disposta dal suo tecnico alla lotta. Cos ha trovato i punti. Quelli che ancora mancano alla Lazio, che per ora uno studente modello e sembra coprire il campo con bravura accademica, fino al dominio. La traduzione dell in pratica sempre un momento sfuggente e passa anche dalla personalit dei giocatori: quella collettiva evidente, e piacevole. Al dunque, l che la vittoria, i gol, i tiri sembra Candreva: Pioli deve recuperare il carisma e la sensibilit agonistica di Klose e Mauri, oppure trasmettere quei cromosomi agli altri studenti modello. Ieri, gli infortuni prematuri dei difensori non hanno permesso al tecnico di intervenire con i cambi, e tanto potenziale rimasto inespresso. De Vrij per ora il Franti della scolaresca: va detto.

Altri appunti: Cassano e Coda ci avevano avvertiti verso l di pranzo che due attaccanti se fanno insieme possono invertire una partita. Il mattocchio barese pu fare a piacimento, in questa Serie A, ma la sua migliore dote (la visione di gioco negli ultimi metri di campo) sublimata dalla presenza di un compagno capace di addensare l e muoversi per entrambi. Massimo Coda una biografia del nostro calcio impazzito. Da Cava de Tirreni emigra in Svizzera, mette da parte qualche gol, per questo lo compra 20enne il Bologna ma non lo fa giocare (per in compenso in questo sprofondo mostra goleador del calibro di Acquafresca, Moscardelli Coda lascia altri gol a Cremona, perfino a San Marino, dunque lo compra il Parma per pochi soldi, nelle solite ammucchiate estive dei ducali, con campagne acquisti cessioni da 200 transiti l e poi lo gira in stock al Gorica, in Slovenia, assieme a un mezza dozzina di giocatori. La squadra balcanica una delle 4 consociate che il Parma usa come deposito: a Nova Gorica allena Apolloni, una vita in Emilia. L Coda segna tanto, viene eletto miglior giocatore del campionato, torna a Parma con i suoi argomenti, e li mostra.

Una coppia perfetta, che finiva per giocare insieme anche se entrambi muovevano per conto proprio, ce l il Torino ma Ventura esasperato dal ricordo di Cerci e Immobile, e infatti dice, dopo la terza partita senza gol (unica squadra): arrivarono qui, non erano quelli che poi sono diventati Lo dice sperando di destare Amauri e Quagliarella, che qualche numero in canna ancora dovrebbero averlo, ma i bisogni hanno scadenze pi brevi dei sogni. Il Torino vittima di se stesso (due rigori sbagliati sono tanti punti in classifica), dei suoi ricordi e dell del suo presidente ma sembrato finalmente coraggioso in una ripresa di orgoglio e corsa. andata male, andr meglio.
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