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Comunicato stampa Quante e quali dislessie? Una ricerca sulla comorbilit nella dislessia con misure comportamentali e risonanza magnetica funzionale riporta la lettura al centro dell degli scienziati. Condotto dal Dipartimento di Psicologia dell di Milano Bicocca, lo studio stato pubblicato sulla rivista

Milano, 28 novembre 2017 Solo il deficit specifico nella lettura pu distinguere i dislessici. In assenza, definire una persona con un qualsiasi disturbo dell o in difficolt nei compiti di tipo motorio pu portare a errori nella diagnosi e nella scelta delle terapie.

Attualmente in Italia, come ha evidenziato la ricerca sviluppata dal Dipartimento di Psicologia dell di Milano Bicocca, la percentuale delle persone affette da dislessia compresa fra il 3 e il 5 per cento della popolazione. Per individuare i deficit contemporaneamente presenti nella dislessia, il gruppo di ricerca del Dipartimento di Psicologia ha utilizzato misure di tipo comportamentale e la risonanza magnetica funzionale (fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging). L della ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica l della comorbidit nei dislessici adulti.

La comorbilit o comorbidit in ambito medico indica la coesistenza di pi patologie nello stesso individuo e il limite dei precedenti studi sul tema stava nel basarsi su misure esclusivamente comportamentali. Con l combinato della risonanza magnetica funzionale e di test comportamentali specifici stato invece possibile analizzare anche le dinamiche dei circuiti cerebrali nei pazienti dislessici e rinforzare il valore delle osservazioni.

I ricercatori hanno riscontrato che i dislessici adulti erano sistematicamente compromessi soltanto nella lettura e nei compiti visuo fonologici legati alla lettura, mentre altri tipi di deficit erano solo occasionali come in qualsiasi persona non dislessica (ad esempio, deficit motori o relativi alla percezione visiva di stimoli in movimento). I soggetti con dislessia non mostravano difficolt nello svolgere compiti

puramente uditivi, ma faticavano in quei compiti fonologici che comportavano il recupero del suono partendo da stimoli visivi.

In linea con tali risultati, la risonanza magnetica funzionale ha mostrato un pi basso livello di attivazione della corteccia occipito temporale sinistra (l OTC, left Occipito Temporal Cortex) solo nel compito della lettura. Questa regione del cervello, considerata un bivio naturale fra il sistema che riguarda la lettura e altri circuiti cerebrali, non ha mostrato lo stesso livello di interconnessione fra dislessici e non dislessici: si verificherebbe quindi una mancata intersezione fra codici diversi i suoni delle parole e i loro aspetti visivi causando una lettura pi difficoltosa, ma comunque non impossibile. Alcuni dislessici sono infatti in grado di sviluppare valide strategie di compensazione e raggiungere i gradi pi elevati del sistema di istruzione.

Il campione era formato da 20 dislessici adulti reclutati fra studenti universitari e 23 controlli (individui non dislessici) con almeno 13 anni di istruzione scolastica. I test erano di quattro tipi: lettura di neologismi, percezione di stimoli legati al movimento, compiti uditivi fonologici e di apprendimento motorio. La scelta ricaduta su persone adulte per studiare la dislessia nella sua forma pi selettiva, in quanto il sistema cognitivo di un adulto pu considerarsi arrivato a maturazione: in et infantile a confondere le acque ci potrebbero essere ritardi transitori nella maturazione di sistemi non cruciali per l della lettura.

La ricerca, condotta dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell di Milano Bicocca, stata pubblicata sulla rivista scientifica (L. Danelli, M. Berlingeri, G. Borghese, M. Lucchese, M. Price, E.

dati appena pubblicati suggeriscono che, per quanto possa sembrare ovvio, un deficit specifico nella lettura resta la migliore descrizione della dislessia almeno per quanto riguarda gli adulti spiega il professor Eraldo Paulesu, docente di Psicologia fisiologica all di Milano Bicocca con chiare implicazioni pratiche per le strategie di riabilitazione. Definire una persona perch non riesce in compiti motori potrebbe portare a errori nelle diagnosi e nella scelta delle terapie. Gli stessi risultati metterebbero quindi in discussione i tentativi di riabilitare pazienti dislessici utilizzando, per esempio, videogiochi basati essenzialmente su compiti puramente visivi e motori, ai quali sarebbe preferibile la logopedia, che enfatizza strategie di rinforzo nella creazione di corrispondenze fra i suoni delle parole e i simboli ortografici
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