giubbotto woolrich Siamo tutti oche

giacche peuterey Siamo tutti oche

Il colosso fashion Moncler, famoso per i suoi piumini di extralusso (fino a 1000 euro a capo), è stato protagonista dell’ultima puntata di Report su Rai3 “Siamo tutti oche”, insieme (appunto) alle oche spiumate vive. Oggi tutti siamo indignati di fronte alla violenza inaudita cui questi animali sono sottoposti pur di raccogliere le loro pregiate, calde e, soprattutto, carissime piume.

Spiumate vive, con testa e zampe immobilizzate, la carne spesso lacerata a causa dell’aggressività della manovra cui sono sottoposte. Ferite suturate con ago e filo a mani nude. Un macabro rituale che per ogni oca si ripete dall’una alle quattro volte l’anno. Stando alle informazioni di Report, il 20% delle oche spiumate vive riporta gravi ferite. E tutto questo per circa 32 centesimi di euro a oca.

Oggi il popolo del web si indigna, offende e accusa il cattivo di turno, intasa la pagina Facebook di Moncler con insulti, critiche e attacchi. Oltre 2500 commenti al post che l’azienda ha pubblicato sulla sua pagina ufficiale.

Tutti difendono l’animale, tutti si preoccupano per le “povere oche spiumate”, tutti puntano il dito contro quel mercato del lusso che non guarda in faccia nessuno pur di rivendere a prezzi folli capi d’abbigliamento che costano al produttore ancor meno di 100 euro. Oggi tutti si scoprono animalisti. Come se nulla contasse di più della salute dei poveri animali. Tutti moralisti. Perbenisti che disdegnano qualsiasi sfruttamento e violenza sugli animali e, anzi, condannano chi compie questi atti irrispettosi sulle oche (anche se Blogo ve ne parlava già nel 2009, ben 5 anni fa)

Eppure c’è qualcosa che non quadra. E a dircelo sono proprio i dati pubblici del nemico di turno. Lo stesso gruppo Moncler, oggi tanto odiato e insultato, all’interno del proprio sito ha dati incontrovertibili che ci raccontano una realtà diversa. Una realtà specchio di una società consumista, per cui la griffe è sempre più importante del resto e che forse nemmeno si interroga sulla sorte delle “povere oche spiumate” con cui sono fatti i loro capi di extralusso (in quale altro modo potremmo definire un piumino da 1000 euro?).

Nella relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2014 pubblicata regolarmente da Moncler sul sito ufficiale,
giubbotto woolrich Siamo tutti oche
emergono infatti dati che poco collimano con lo sdegno e l’indignazione che hanno seguito la puntata di Report. Nella relazione Moncler dichiara ricavi pari a 218,3 milioni di euro nel primo semestre di quest’anno, con un incremento del 19% a tassi di cambio correnti rispetto al primo semestre 2013.

Nel primo semestre 2014 Moncler ha realizzato ricavi pari a Euro 218,3 milioni con un incremento del 19% a tassi di cambio correnti, rispetto a Euro 183,2 milioni registrati nel primo semestre del 2013, e del 22% a tassi di cambio costanti.

Per quanto riguarda l’Italia i ricavi sono in continua crescita (come mostrato anche nella pagina sui dati finanziari nel sito dell’azienda). Dalla relazione Moncler si apprende che il ricavo del primo semestre del 2014 in Italia è stato quasi un milione di euro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E a render ancora più paradossale la situazione c’è l’incredibile aumento di vendite nel canale retail (vendita al dettaglio):

Nel primo semestre del 2014, il canale distributivo retail ha conseguito ricavi pari a Euro 121,9 milioni rispetto a Euro 95,0 milioni del primo semestre 2013, con un incremento del 28% a cambi correnti e del 33% a cambi costanti, grazie alla crescita dei negozi esistenti ed allo sviluppo della rete di negozi onomarca retail.

Si legge nella relazione Moncler.

Ma non è tutto. Anche sull’evoluzione futura il gruppo è ottimista, ipotizzando ulteriori crescite per il secondo semestre 2014. Ciò significa: ancor più piumini venduti.

Il Gruppo prevede per il secondo semestre dell’esercizio 2014 uno scenario di crescita, basato sulle seguenti linee strategiche:

Sviluppo selettivo del canale wholesale (vendita all’ingrosso, NdR) sia nei mercati dove il brand non è ancora presente che tramite la riduzione del numero di clienti nei mercati dove il brand è già presente e concentrazione in un numero selezionato di key account solo di primo livello al fine di evitare la diluizione del brand;

Sviluppo dei mercati internazionali;

Rafforzamento della Brand Equity

Quindi oggi l’italiano medio si indigna per le “povere oche spiumate”, domani al primo freddo tirerà fuori dall’armadio la sua giacca in piuma d’oca per affrontare l’inverno e, magari, trovandola un po’ sgualcita o rovinata andrà a comprarne una nuova, dicendo a se stesso: “Non sarà certo il mio piumino a salvare le povere oche spiumate vive,
giubbotto woolrich Siamo tutti oche
no?”.