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Il termine nonsense, entrato prepotentemente nel nostro parlare quotidiano, è stato introdotto in letteratura da Edward Lear nel 1870 e descrive quel modo di ‘leggere’ il mondo alla rovescia, di rifiutare le regole per tentare accostamenti bizzarri. Debuttò come illustratore naturalistico, poi lasciò l’Inghilterra e visse viaggiando nei paesi mediterranei e in India, riportandone diari e vedute. Stabilì la sua base a Sanremo, dove morì. Fu sempre circondato da

un’affezionata corte di amici nobili e intellettuali e bambini affascinati dal suo charme.

Di lei colpisce la prospettiva originale da cui osserva il mondo, lo sguardo indagatore, pronto a stupirsi e la freschezza con cui affronta, nei suoi lavori, i temi psicologici. Così, ho pensato di intervistarla.

Quando hai incominciato a scrivere?

Circa quindici anni fa. Mi ero interessata al mito del Minotauro e mi resi conto che il materiale che avevo raccolto aveva carattere narrativo, non scientifico. Così pensai di esporlo sotto forma di romanzo, ed il risultato fu Il disco di Festo. Fino ad allora traducevo, ma non avevo mai pensato di scrivere qualcosa di mio. La pubblicazione del romanzo, seppure con un editore piccolissimo, Giorgio Lucas, mi diede lo status di scrittrice. Fu molto importante per me. Per continuare, mi venne l’idea di seguire i bandi dei concorsi letterari. Un bando chiedeva di scrivere un romanzo per bambini e fu così che nacque La cantina di Isabella. Anche i miei manuali sono nati da un’occasione. Una catena di negozi aveva chiesto al mio editore abituale, Stampa Alternativa, di progettare dei libri sul “fai da te”. Il progetto si arenò, ma da esso nacquero i miei manuali: Il maglione di Mozart, sul lavoro a maglia, Torta libera tutti, sui dolci, e Scopare o spolverare, sulla pulizia della casa.

Quindi, ti sei allontanata dal primo interesse per il Minotauro. E il rapporto con la psicoanalisi? La cantina di Isabella è presentata da due noti analisti.

Il mio contatto con la psicoanalisi è dovuto all’avere un marito psicoanalista, Roberto Basile. Letta post factum, la mia produzione contiene tanti aspetti psicoanalitici. Il mito greco di cui parlo nel mio primo romanzo è sempre stato terreno fertile per la psicoanalisi. Poi, nel Disco di Festo propongo quello che chiamo “il complesso di Teseo”. Teseo seduce Arianna, addirittura si fa aiutare da lei per uccidere il Minotauro, suo fratello, la porta via con sé per poi abbandonarla sulla prima isola. Perché? Con i miei modesti mezzi, ho pensato: Arianna è una dea della fertilità, con una femminilità esplosiva. Lui ne è spaventato, così la distrugge. Un altro aspetto psicoanalitico che ho sviluppato, nei manuali, è il senso di colpa. Le persone non hanno il tempo di cucinare, pulire la casa, e si sentono in colpa per questa carenza. Alcuni non si sentono autorizzati a fare certe cose come i dolci per mancanza di abilità. La mia è una sorta di terapia che invita a lanciarsi, a credere in se stessi, ad accontentarsi di quello che si è. Sono concetti molto terra terra, però gli altri manuali, che invitano alla perfezione, facendo la parte che voi chiamereste del super io, magari aiutano la gente meno dei miei. Poi c’è La cantina di Isabella, il libro più psicoanalitico. E’ stato scritto solo come fantasia, ma anni dopo, rileggendolo, ho avuto l’idea che la cantina della casa fosse simile all’inconscio di una persona. Lo feci leggere a Nino Ferro e Dina Vallino, che mi aiutarono a pubblicarlo e scrissero i loro articoli di presentazione. Le loro letture però sono diverse dalle mie. Nino Ferro intende la storia come metafora del lavoro analitico, Dina Vallino la vede come luogo dell’incontro tra la mente del genitore e quella del bambino. La lettura del libro è un’occasione per scambiarsi messaggi inconsci.

Pensi che possa essere un connubio fertile quello tra psicoanalisi e letteratura?

Sì, però il letterato è meglio che sappia poco di psicoanalisi, e in generale che sia un po’ ignorante, perché non sapendo niente può sognare, lasciar parlare l’inconscio e scrivere cose su cui lo psicoanalista può lavorare, come ha fatto Freud con i miti. Ad esempio, per le mie storie per bambini potrei prima studiare vari aspetti psicologici del bambino e poi scrivere le storie. Invece io scrivo ciò che mi suggerisce la fantasia e poi starà agli psicoanalisti interpretare. Come faccio? Seguo il metodo di Lewis Carroll: solleva un problema, pensalo un po’ e poi lascialo lì; l’indomani lo ritrovi risolto. Lo scrive nell’introduzione a Symbolic Logic (1897). Per esempio, il libro su cui sto lavorando adesso, nasce così: l’illustratrice, Brigitte Capou, mi ha proposto di formulare con lei una serie di libri per bambini che segua dei personaggi in varie situazioni esistenziali e psicologiche. Mi è venuta in mente una famiglia di volpi e il protagonista sarà una piccola volpe maschio.

Come se ti lasciassi sognare un sogno

E’ autentico, se l’ho sognato. Nasce già giusto. Sogno la volpe, dopo di che aspetto che arrivi il sogno delle sue avventure.

Una revrie.

Quello che in letteratura è noto come stream of consciousness.

Pensi che un’analisi possa essere nociva alla creatività?

No, assolutamente. Ho un’ amica scrittrice che è in analisi da tempo e vedo attraverso di lei quanto sia importante. La sua scrittura fiorisce al passo con l’analisi, man mano che trova la parola e le parole. Io non ho fatto un’analisi perché non mi è capitato, la mia analisi sono stati i viaggi e le letture. Ad esempio Guerra e pace. Vale quanto un’analisi, richiede forse lo stesso numero di ore e costa meno.

Torniamo a Teseo. Secondo te Teseo aveva un bisogno narcisistico di conquista?

Sicuramente, perciò, come Don Giovanni, continuava a sedurre e scappare. Poi però si è calmato sposando la regina delle Amazzoni. Comunque anche Arianna non ha fatto un cattivo affare ad essere abbandonata. E’ stata subito consolata da Dioniso, che l’ ha sposata. Infatti Arianna adesso è in cielo e il suo diadema è diventato una costellazione.

Ti pare che la figura di Teseo possa esprimere la crisi contemporanea del maschile, ora che le donne lavorano e la concezione della famiglia è mutata?

Sì, solo che oggi il “complesso di Teseo” si esercita di più sui bambini. A volte gli uomini insistono per avere un bambino, ma poi non lo vogliono.

All’inizio accennavi ai tuoi manuali sul lavoro a maglia, preparare i dolci, pulire la casa. Il manuale, così come lo concepisci tu, è un prodotto particolare, che fa capire quanto tu sia sensibile al costume.
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