peuterey geospirit Peuterey sbarca in via della Spiga a Milano

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CARRARA. Domenica scorsa il Corriere della Sera è andato in edicola presentando nelle sue pagine un solo inserzionista pubblicitario, un’azienda che ha acquistato tutti gli spazi pubblicitari del quotidiano milanese, dalla prima all’ultima pagina. Un’operazione anche per preparare l’apertura, nella metropoli lombarda, di un punto vendita in via della Spiga. L’azienda che ha scelto questa strategia di marketing è lucchese (la sede è ad Altopascio) ma anche un’anima carrarese: si tratta della G che si è presentata con il suo marchio Peuterey, che firma capi di abbigliamento prestigiosi, di qualità e di tendenza. E che opera a stretto contatto con un’azienda, la D che promuove i marchi Dekker e Kejo. Ormai conosciuti in tutta Italia e in buona parte del mondo. Una scelta vincente, almeno a giudicare dalla crescita costante delle aziende, che oggi contano circa 200 dipendenti (buona parte dei quali è impegnata nei settori della ricerca e del marketing) con un fatturato complessivo che si aggira intorno ai 130 milioni di euro. Il merito è delle idee, del coraggio, della lungimiranza di un gruppo di imprenditori che ha puntato prima sulla qualità del prodotto (i giacconi da neve GeoSpirit) resistendo e anzi affermandosi nel momento in cui c’è stato il boom della grande distribuzione organizzata anche nel campo dell’articolo sportivo. E che poi ha privilegiato un progetto a sostegno dei suoi prodotti, arrivando a quattro marchi e a sette collezioni. E’ nei laboratori di via Biagioni che nascono i capi diffusi sul mercato non solo con il marchio di partenza, appunto GeoSpirit, ma anche con Peuterey, Kejo e Dekker e da un anno e mezzo anche Auiguille Noir, alto di gamma. Nello straordinario successo del marchio Peuterey, come detto, vi è anche un’anima carrarese. Amministratore delegato e direttore creativo di tutti i marchi del gruppo G Net (che commercializza Geospirit, Peuterey e Aiguille Noir, prodotto alto di gamma) ma anche di D (Dekker e il notissimo Kejo) è infatti Riccardo Coppola, che è sì livornese di nascita ma ormai carrarese di adozione; a Carrara approdò nell’88 per lavorare come responsabile ufficio stile alla Foster di Massimo Tassinari, altro carrarese e altro nome chiave per l’azienda di Altopascio, diventata un colosso dell’abbigliamento (la G ha fatturato circa 110 milioni nel 2010). Era il 2002, quando Coppola e Massimo Tassinari entrano come consulenti alla Geospirit, che esisteva già e produceva giacche a vento e piumini tecnici per lo sci (anche per conto della Ciesse Piumini) e già aveva il marchio Peuterey. Coppola ovviamente fa il consulente per la parte stilistica, Tassinari per la gestione aziendale e marketing, e affiancano Mauro Paganelli e Graziano Gianelli (rispettivamente di Borgo a Buggiano e Milano). Le cose girarono subito per il meglio, e il legame Carrara Altopascio fu reso ancor più forte intorno al 2004, quando la Dekker, azienda di Tassinari con sede nella città del marmo e Geospirit diedero vita al marchio Kejo; fu un vero boom, e fu deciso siamo nel 2004 2005 di trasferire tutta la produzione dei piumini ad Altopascio. Fino al 2008 di fatto
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